Sfogo social di una mamma contro un maleducato: parcheggio rosa, scuola primaria e pomeriggio rovinato da un clacson con le gambe
Arezzo, 16 dicembre (umido fuori, acqua nel cervello) –
Non è una rapina.
Non è una rissa.
Non è neanche un incidente.
È uno sfogo di una mamma, civile e dotata di cartellino rosa, contro un maleducato motorizzato, andato completamente fuori di testa davanti a una scuola primaria.
Succede oggi ad Arezzo alle 15:55, fuori dalla Pio Borri, Porta Trieste.
Orario sacro, quello dell’uscita dei bambini, quando la zona si trasforma in un autodromo senza regole, ma con parecchi clacson.
Martina, mamma di due figli, è già lì ad aspettare. Un anziano sta salendo in macchina per liberare un posto rosa. Lei si ferma tre secondi, non tre ere geologiche. Freccia inserita, fari educati, clacson usato con moderazione cristiana.
Dietro però compare l’Anticristo su quattro ruote:
uomo sui 45 anni, berretta arancione, Mercedes station wagon blu, vecchia ma incattivita.
Il soggetto:
- suona come se stesse scappando da un meteorite
- si ferma in mezzo alla strada
- scende dalla macchina
- bussa al finestrino
- urla
“VAI VAI, STAI BLOCCANDO TUTTO!”
Martina risponde con calma.
Errore imperdonabile.
L’uomo urla ancora, spiega che non gliene frega nulla, che il parcheggio è pieno e che lei deve sparire. Il tutto davanti a una scuola primaria, con bambini, mamme e nonni che guardano la scena.
Per evitare il linciaggio (il suo), Martina si accosta in doppia fila per far passare la Mercedes, che sgasa nel parcheggio come Schumacher al via di Monza, ignorando completamente il concetto di scuola, bambini e buonsenso.
Segue lo sfogo su Facebook, lungo, sentito, natalizio, con auguri molto poco cristiani: bollette salate, tredicesime bruciate e luci di Natale grandi quanto l’ego del soggetto.
Nei commenti:
- solidarietà
- indignazione
- filosofia spiccia
- chi ricorda che “la mamma dei cretini è sempre incinta”
- chi minimizza
- chi chiede “Quindi?”
- chi vorrebbe la targa esposta in piazza come ai tempi del Comune medievale
Morale:
non è la prima mamma esasperata, non sarà l’ultima.
Ma resta il fatto che urlare, scendere dall’auto e intimidire una donna davanti a una scuola resta un comportamento da cafonazzo, Natale o non Natale.
E poi dicono che “a Natale siamo tutti più buoni”.
Sì.
Buoni solo a suonare il clacson.
LA STESSA STORIA, TRADOTTA IN ORTICHESE
«Allora, regazzi, io stavo lì fòri da la scola, che ‘l mi figliolo esce alle quattro e dieci.
Io alle tre e cinquantacinque già stavo piazzata, che se n’arrivi prima t’attacchi al tram, anche se a Arezzo ‘l tram ‘n c’è.
Aspettavo che ‘n vecchietto finisse de salìre ‘n macchina per lasciamme ‘l posto rosa, che c’ho ‘l cartillino e anche ‘nantro CITTO da portare al giro.
TRE SECONDI.
No mezz’ora.
TRE SECONDI.
Freccia messa, du fari, ‘n clacsonino leggero, manco a dire “permesso”.
Da dietro però arriva ‘sto soggetto co’ ‘na Mercedes blu, vecchia, co’ ‘na berretta arancione che pareva ‘n fungo velenoso.
Inizia a sonà come se gni stessero rubando la machina.
Se ferma, scende, me bussa al finistrino e strilla:
“LEVATE, STAI A BLOCCANDO TUTTO!”
Io, anche troppo bona:
“Sto aspettando che ‘l signore me liberi ‘l posto.”
E quello:
“NON ME NE FREGA ‘N CAZZO, ARANGIATI!”
Oh, ma siamo fori da ‘na scuola, mica ar Nürburgring!
Io me sposto, quello parte a razzo, pareva che c’aveva ‘l diavolo sotto alcofano, coi citti che attraversavano.
Io non gni dico quello che penso, perché se no me tocca ‘l TSO.
Me limito a auguragni che:
- la tredicesima gni vada tutta in bollette
- le luci de Natale gne mangino mezzo stipendio
- e che ‘l karma dei parcheggi ‘n doppia fila sotto casa pe’ ‘n mese.
E poi dicono che a Natale siamo più boni…
Sì, boni da fori de testa.»
