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Panno Casentino, Savelli rilancia da Prato ma la Regione richiama l’azienda: “ritiri i licenziamenti”

Dopo la liquidazione della Manifattura di Soci, la Tacs annuncia la continuità della produzione. Cgil e Regione Toscana chiedono di tutelare i lavoratori e di avviare un vero piano industriale per il rilancio del panno

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Il panno Casentino prova a non arrendersi.

Dopo la liquidazione della Manifattura di Soci, il cuore produttivo della storica stoffa arancione, il titolare della Tacs, Massimo Savelli, rilancia: la produzione continuerà, anche se fuori dal Casentino.

“Il Panno Casentino non finisce qui – dichiara Savelli –. Quel tipo di lavorazione può essere svolta anche da altre fabbriche toscane, soprattutto a Prato. Quindi per noi la produzione continua. Abbiamo ricevuto decine di messaggi e telefonate: la Tacs non chiude, restiamo attivi come sempre, dal 1962, quando mio padre fondò l’azienda.”

La Tacs, che impiega undici dipendenti e gestisce punti vendita anche a Poppi e Firenze, guarda dunque verso nuovi orizzonti.

“Siamo un’azienda sana – continua Savelli –, paghiamo regolarmente stipendi e quattordicesima. Speriamo che la Manifattura riparta, ma se non accadrà, ci rivolgeremo a Prato. Lì abbiamo già contatti con aziende che possono garantire continuità. Non sarà la stessa macchina arricciatrice di Soci, ma meglio così che chiudere.”

Una prospettiva che non convince Claudio Grisolini, titolare della Tessilnova, storica ditta che vende il prodotto finito nei colori tradizionali del panno:

“Un panno prodotto altrove non avrebbe la stessa qualità. Quando provammo a farlo fuori dal Casentino, i clienti si lamentarono. Il nostro è un mercato di fascia alta: non possiamo offrire un tessuto diverso da quello originale. E oggi, con la Manifattura ferma da mesi, le scorte sono praticamente finite.”

Sulla vicenda interviene anche la Cgil di Arezzo.
Il segretario provinciale Alessandro Tracchi sottolinea l’urgenza di agire, partendo dalla tutela dei dipendenti:

“Il panno del Casentino non può diventare un’icona vuota. Il primo passo è il ritiro immediato dei licenziamenti dei tredici lavoratori e l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Poi serve un piano industriale serio, non l’attesa di un ‘cavaliere bianco’. Il futuro del panno è nelle mani dell’azienda, dei lavoratori e del sistema economico locale. Le istituzioni e le imprese devono smettere con la nostalgia e passare a proposte concrete.”

Tracchi chiede la ripresa del tavolo regionale e un impegno condiviso tra azienda, sindacati e istituzioni per costruire un piano che salvi l’intera filiera.

A raccogliere l’appello del sindacato è arrivata anche la Regione Toscana, che ha annunciato l’apertura immediata di un tavolo di confronto.
Il consigliere del presidente Eugenio Giani per il lavoro e le crisi aziendali, Valerio Fabiani, ha confermato la volontà di sostenere i lavoratori e rilanciare la filiera del panno.

“Chiediamo il ritiro dei licenziamenti e l’utilizzo degli ammortizzatori sociali – dichiara Fabiani –. La Manifattura deve predisporre un piano industriale che guardi al rilancio del panno misurandosi con le difficoltà reali. Serve un’operazione verità che dica con trasparenza quali problemi hanno portato a questa situazione.”

Fabiani ricorda che la Regione “c’è come sempre, accanto ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali” e che il tavolo è già stato convocato.

“Negli ultimi anni – aggiunge – abbiamo lavorato per creare sinergie nella filiera, intercettare potenziali investitori e sostenere il settore. Ora serve uno sforzo da parte dell’azienda: il futuro del panno dipende dalla responsabilità di tutti.”

Tra speranze, strategie e polemiche, il panno Casentino, simbolo della tradizione manifatturiera toscana, vive uno dei momenti più delicati della sua storia.
Che il suo futuro passi da Stia o da Prato, l’obiettivo comune resta lo stesso: salvare un’eccellenza che da oltre un secolo racconta identità, lavoro e ingegno del territorio.

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