L’Arezzo torna da Ravenna con un freddo pareggio, perfettamente in linea con il meteo

PROMOSSI

L’OMINO CHE RIPASSA LE STRISCE: prima della partita passa un omino con un bel macchino che rifa le strisce del campo con grande precisione.
La classica cura nel fare le cose dei romagnoli.

IL SECONDO TEMPO: l’Arezzo fa la partita, il Ravenna guarda.
Un tempo giocato interamente nella metà campo giallo-rossa.
A volte solo con foga e confusione, ma anche con alcune belle trame e di fatti arriva il gol. Peccato che siano solo sprazzi di lucidità.

NICCOLO’ BELLONI: il migliore in campo e non è una novità.
Corre tantissimo, difende e attacca, si propone e pressa.
Inamovibile.
Da applausi il cambio di gioco al 31’ del primo tempo.
Da una fascia all’altra, direttamente sui piedi di Cerci.
Che non aggancia.

DANIELE ALTOBELLI: un primo tempo anonimo, come tutta la squadra, poi un secondo tempo in crescendo.
Anzi, poco prima di uscire per crampi, sembrava aver raggiunto il pieno controllo del centrocampo.
E aveva già iniziato a servire bene Cutulo.
C’è subito da trovare un buon ritmo partita, il ragazzo promette molto molto bene.

LA STRATEGA DI SALA: l’idea del portiere dell’Arezzo non era malvagia: cadere dentro la porta dopo un tiro (alto) del Ravenna, appoggiandosi alla rete che così si è involontariamente strappata.
Solo che l’arbitro se ne è accorto dopo un bel po’ di minuti, con immediato rimedio degli addetti ai lavori.
Peccato, qualche buchino birichino da cui far uscire il pallone poteva fare comodo.

L’URLO DI CERCI: non è un’opera inedita di Edvard Minch ma l’urlo di Alessio Cerci dopo l’entrataccia Perri al 30’ del secondo tempo.
Giallo pieno, anzi giallo rafforzato come va di moda adesso.
L’arbitro non ha avuto esitazione, ma nel dubbio
Cerci ha sfoderato uno strillo da parto.

LA ROMAGNA: A Imola tre punti e a Ravenna uno.
Totale di quattro punti nelle due trasferte romagnole.
Cesena è avvisata.
Peccato che sarà l’ultima trasferta del campionato e che l’Arezzo ha dieci punti in classifica. Troppo pochi per essere felici.

BOCCIATI

LO STADIO BENELLI: da fuori fa proprio schifo.
Vecchio, brutto e grigio. Trascurato e anonimo.
Dentro si salva giusto per la visuale, non male e la vicinanza al campo degli spalti.
Per il resto davvero uno stadio esteticamente bruttino.
Per un po’ hanno sperato nel miracolo Bologna, che avrebbe giocato per due anni a Ravenna durante il restyling totale del Dall’Ara e rifatto completamente l’impianto.
Peccato che poi hanno deciso diversamente.

IL PRIMO TEMPO: Arezzo da amichevole, Ravenna da partita vera.
Questa partita finirà nei dizionari di giornalismo alla voce “un tempo per parte”.
Nel primo tempo l’Arezzo non scende in campo, sta a guardare, non riparte, giochiccia, non punge e non corre.
Il Ravenna invece gioca ordinato e pungente, infatti segna.
Ma non siamo noi quelli che annaspiamo in fondo alla classifica?

LA SCARPE DI CUTULO: il capitano scivola troppo, non alza i cross e cade spesso. Suggeriamo nuove scarpe e nuovi tacchetti.
Di certo un terreno pesante e zuppo di pioggia non aiuta le giocate del Capitano.
Proviamo con nuovi scarpini.
Proviamole tutte.

IL NUMERO DEI GOL SUBITI DALL’AREZZO: in totale l’Arezzo ha subito finore 36 reti, così come il Ravenna.
Dividiamo la posta in palio per la peggior difesa del campionato.
Troppe, anzi troppissime.

IL FREDDO BUSSONE: senza bar, senza caffè, senza thè, senza niente.
Un freddo da neve (infatti nevica in mezza Italia).
Pietà di noi, apriteci un bar!
Dicono che in momenti di crisi nascono le opportunità: se mi portavo un termos di caffè e facevo pagare 10 euro a bicchierino avevo estinto il mutuo.

LA VITTORIA DEL FANO A TRIESTE: l’Alma Juventus (detta anche Fano) ha espungano il Nereo Rocco di Trieste con un gol di Ferrara al 30’ del secondo tempo.
E’ senza dubbio il peggior risultato della giornata per noi.
Adesso inseguiamo l’Imolese che sta sopra l’Arezzo di due punti.

L’ORDINE PUBBLICO: è senza dubbio tutelato.
Esclusi i giocatori in campo, nello stadio ci saranno state forse 50 persone, tra giornalisti, staff, addetti ai lavori.
Nel servizio d’ordine, tra carabinieri, poliziotti e vigili urbani almeno una ventina di persone.
Mi sembra uno sproposito.

 

IL GRANDE ASSENTE: la prima punta.
L’Arezzo ha giocato con tre mezze punte oggi, esterni di attacco o centrocampisti offensivi. Chiamateli come vi pare, ma davanti serve una punta vera come il pane.

 

Luca Salvadori
Aretino di nascita e imolese per amore, divide la sua fede in parti uguali tra: Italia (qualsiasi sport), Arezzo calcio, U.S. Sampdoria, Chiesa Cattolica, Quartiere di Porta Sant'Andrea, Cesa in Valdichiana, Bassolà (quartiere degli Oci senza frontiere). Il tutto con grande equilibrio e faziosità.

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