Zuppel ci evita il pan bagnato

PROMOSSI

MASSIMILIANO PESENTI: chi segna ha sempre ragione, anche se il gol era facile. E visto che in realtà non esistono gol facili o difficili, ma solo gol fatti e gol sbagliati, la freddezza con cui ha segnato ci piace, così come la sua esultanza e la rabbia sfogata in panchina dopo che è uscito per infortunio. Bene così, la cattiveria agonistica ci vuole, segno che il ragazzo ci tiene.

DIEGO ZUPPEL: entra nel secondo tempo, dimostra vivacità, determinazione e va pure in gol. Un prodotto del vivaio amaranto. Mai come in questo caso possiamo dire che “il citto c’è”.

MISTER MAURIZIO TACCHI: sostituisce Camplone, assente per qualche linea di febbre (ma negativo al test). Magari avrà avuto sms e messaggini su whatsapp dal titolare della panchina amaranto, ma le sostituzioni sono tutte azzeccate e guida bene una squadra in crescendo che poteva anche vincere. Buon esordio.

LA CRESCITA: l’Arezzo ha bisogno di giocare. Tanto bisogno. Si vede una squadra con buone individualità e i tifosi esultano per gli ultimi colpi di mercato. Ma non si amalgama tutto in pochi giorni. Ci vuole tempo, quello che di solito si usa nel precampionato. Domani invece è già novembre. Non ci resta che giocare e attendere con fiducia la prima vittoria (e poi tutte le altre).

LA TRIESTINA: bella squadra, quadrata e cinica, ci punisce subito. Ha una panchina d’oro, basti pensare a Mensah e Lodi. Darà filo da torcere al Padova fino all’ultimo per la vittoria del campionato.

I BERCI: fuori dal Comunale, soprattutto nel secondo tempo, si sentivano berci di incitamento ai giocatori e inviti chiari all’arbitro “lo devi ammonire m _ _ _ a!” Sprazzi di aretinità.

RICCARDINO: segue tutto con grande partecipazione e interesse, sottolineando gli aspetti peculiari della partita. Il guardalinee con le gambe secche, il ragazzino della Berretti che entra e segna, i berci fuori dal Comunale, alcuni Santi e Beati a cui si rivolge con vigore. Nessun Dipiciemme fermerà mai Riccardino.

 

BOCCIATI

STEFANO TAROLLI: mi sa che siamo ai titoli di coda. In tribuna stampa si è aperta subito la discussione: sul secondo gol ha delle colpe oppure no? In ogni caso il ragazzo cederà la maglia da titolare a Melgrati. Poi c’è anche la sfortuna per carità e gli facciamo gli auguri per l’infortunio di oggi.

ALESSIO CERCI: più che bocciato è rimandato. Anzi atteso. Deve giocare, ne ha bisogno come il pane e si vede. Deve recuperare il ritmo partita e la crescita della squadra passerà anche da lui. Con la Triestina non incide, ma siamo certi che succederà e sarà uno spettacolo. Lo abbiamo visto per tre secondi oggi cosa è in grado di fare: punta l’avversario, pallone che si sposta tra le gambe e servizio per un compagno ai limiti dell’area. Una prova generale dello dribbling con “elastico”. L’ultimo a farlo sotto la Sud fu un certo Mosca, guarda caso anche lui con un passato in serie A.

MAX BENUCCI: a noi piace come giocatore e non lo diciamo per piaggeria. E’ vero. Ma il ruolo di terzino sinistro non è il suo e purtroppo si è visto. Tornerà utile.

LA DISTANZA TRA I REPARTI: per tutto il primo tempo si è vista una squadra con difesa e centrocampo abbastanza allineate e vicine, ma reparto di attacco distante almeno 30 metri, se non di più. Gli oltre 100 anni dei tre davanti si fa sentire, occorre rimediare.

LA MAGLIA DELLA TRIESTINA: in Parlamento si fanno tante leggi importanti, ma anche alcune che a mio parere sono inutili. Quindi fatene una che impedisca alle squadre di usare colori NON sociali per le maglie, nel caso specifico alla Triestina di giocare con la maglia della Lazio.

IL MERCATO DELL’AREZZO: la Società ha fornito a Mister Potenza una squadra leggera e non adeguata alla serie C. Lo si è capito subito. Per fortuna il Direttore Fabbro ha rimesso presto le cose a posto. Peccati di gioventù. Diciamo che la bocciatura iniziale è recuperata con gli ultimi innesti, segno che il progetto sull’Arezzo c’è e qua si vuole fare bella figura.

IL CALCIO SENZA PUBBLCIO: strade del quartiere Giotto vuote, viale del Comunale vuoto, stadio vuoto, spalti vuoti. Solo la collina di San Cornelio, con i suoi colori autunnali a impreziosire il paesaggio. Il resto è tristezza pura.

 

FUORI CLASSIFICA

NELLO CUTOLO: il Capitano non si discute, né si valuta. Si ama.

Luca Salvadori
Aretino di nascita e imolese per amore, divide la sua fede in parti uguali tra: Italia (qualsiasi sport), Arezzo calcio, U.S. Sampdoria, Chiesa Cattolica, Quartiere di Porta Sant'Andrea, Cesa in Valdichiana, Bassolà (quartiere degli Oci senza frontiere). Il tutto con grande equilibrio e faziosità.

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