Sportello Unico o Uffico Sinistri ? Venghino a scoprirlo

Fantozzi presso il suo amato Ufficio Sinistri leccava i francobolli con la lingua a ripetizione e timbrava a più mani furiosamente, grottesco retaggio di una burocrazia lenta ed antiquata.

Ma la realtà supera sempre la fantasia, almeno ad Arezzo, in piazza Fanfani, allo Sportello Unico.

Una persona prenota per compilare e ritirare dei documenti, si presenta, ma gli mancano due marche da bollo da 16 euro l’una.

Per non perdere tempo e prenotazione, si offre di acquistarle in loco; mostra il bancomat e dice anche di poterle pagare con una carta di credito se serve.

Siamo nel 2020, anche i lavavetri ai semafori hanno un POS, figuriamoci un ufficio comunale, si dice la persona.

SBAGLIATO !!! L’impiegato in modo perentorio dice” “accettiamo solo contanti !!!!.

Alla persona, non avendoli dietro, l’impiegato blocca la pratica e lo rimanda a casa, dicendo di riprenotare per la settimana prossima.

Inammissibile che un pubblico ufficio NON permetta il pagamento elettronico, quando il governo centrale stesso lo promuove, ossessivamente, cercando di limitare l’uso del contante.

Una contraddizione in termini.

Secondo, la perdita monumentale di tempo, una giornata di lavoro persa, poiché nei pubblici uffici si sa quando si entra, ma non quando si esce.

Terzo, in tempi di Covid, fare andare e tornare le persone più volte in uffici dove c’è molta gente è una follia, a rischio di fare infettare le persone.

Manco nei film di Totò la grottesca realtà burocratica supera questa qui, ed è uno schifo, il mondo va avanti e il settore pubblico resta sempre indietro, ancorato a schemi obsoleti da decenni.

Urge cambiare.

Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

2 COMMENTI

  1. Non conosco bene la normativa vigente, ma mi pare che in più di un’occasione presso diversi tabacchi non mi hanno mai accettato la carta di credito/debito a fronte dell’acquisto di marche da bollo. A seguito di una breve ricerca on-line, attingendo da fonti anche abbastanza attendibili (non cito le testate) pare che il cosiddetto aggio che si trattiene la banca sull’ammontare della transazione in questione sia addirittura del 55%. Così come quando nei negozi desideriamo pagare con la carta, è bene che il cittadino sappia (e rifletta sulla giustezza della cosa) che se spendo 10€ il negoziante si vede entrare nel conto 10-x€, e così per ogni transazione via POS. Il Governo Renzi impose l’obbligo del POS (senza ancora sanzioni per chi non lo accetta), senza prevedere che alle banche fosse proibito trattenere una percentuale sul transato (dato che a quanto ne so io, i detentori-utilizzatori del POS) già pagano una quota mensile. In aggiunta, ovviamente non c’è un minimo transabile. Io potrei comprare una gommosa da 0,10€ e pretendere di pagarla col POS. Cogitate….

  2. Secondo me se uno può essere libero di pagare in un modo o in un altro, anche il negoziante deve essere ugualmente libero di farsi pagare in un modo o in un altro.

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