Arezzo: ecco, la musica è finita, le Pulci se ne vanno…

Ecco, la musica è finita, le Pulci se ne vanno e tu mi lasci sola più di prima…

Così, più o meno, cantava Ornella Vanoni al Sanremo del 1967 e oggi questi versi, cantati da Silvia Ciarpaglini, si adattano a una situazione che ci aspettavamo, ma che è sgradita e sgradevole per gli aretini.

Che il Mercatino delle Pulci targato Ciarpaglini non piacesse ai Commercianti aretini lo avevamo capito da un pezzo; da quando il fenomeno si era allargato con un successo che inizialmente nessuno, tranne forse la sua ideatrice, si sarebbe aspettato.

Naturalmente i negozianti non possono vedere di buon occhio chi per qualche giorno all’anno toglie loro qualche cliente (pochi, visti gli articoli in vendita al mercatino e nei negozi…), ma in una città normale un successo come quello del mercatino lo coltivano, non lo osteggiano.

E’ che ad Arezzo i Commercianti stanno di fatto affiancando il comune e sfornando iniziative che evitano all’amministrazione pubblica un dispendio di energie (anche economiche) non indifferenti.
E tra l’altro lo fanno guadagnandoci pure, grazie agli affitti degli spazi per le varie bancarelle dei mercatini autunnali o invernali che siano.

Questo evidentemente li mette nella condizione di “pretendere” contropartite, in qualche modo di partecipare alle scelte dell’amministrazione.

Una di queste è probabilmente quella di osteggiare, più o meno scopertamente, il popolarissimo Mercatino delle Pulci.

Lo so, le edizioni del Centro Affari rimangono ancora ad Arezzo, ma la strada intrapresa è quella del distacco. Intanto Ciarpaglini e soci si avviano verso Monte San Savino per le edizioni all’aperto, poi si vedrà.
Il comune di Arezzo non garantisce partecipazione e garanzie per quanto concerne la sicurezza e così perde la manifestazione senza dire “ma…”.

Vedremo cosa accadrà da giugno in poi, dopo le elezioni amministrative ad Arezzo…

 

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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