Dai Pink Floyd al Mengo e ad Arezzo è subito sera

La fantastica conclusione del Passioni Festival con l’omaggio di Andrea Scanzi ai Pink Floyd ci aveva rincuorato, noi di una certa età, consapevoli di aver vissuto periodi fantastici pieni di sogni e di speranze.

Non a caso allo spettacolo al quale hanno assistito oltre 300 persone ci sentivamo in perfetta sintonia, riconoscendo le facce, salutando vecchi amici, alcuni addirittura con la maglietta dei pink, la stessa di quaranta anni fa (non sappiamo se lavata o meno).

Anche i dubbi che avevamo circa la cover dei Floyd on the Wing by Terzacorsia , conoscendo la complessità dei suoni della band, erano stati superati brillantemente e Scanzi, ci aveva messo del suo ( addirittura troppo) per rendere la serata eccezionale.

Presi da raptus, senza attendere l’arrivo di Motta o degli The Zen Circus che conosciamo, siamo andati alla prima serata del Mengo Festival.

Il Prato, come si sa, d’estate è un luogo magico e sopporta benissimo tutta la calca che gli si sarebbe rovesciata sopra.

Sono tornati intorno al festival i vari banchini di Arezzo Wave di antica memoria a rendere ancora più viva la manifestazione.

Così ci siamo trovati in mezzo a decine e decine di ragazzini che conoscevano SXRRXWLAND( che solo a scriverlo mi viene la nausea) o Spumante che non è una bevanda.
Mi guardo intorno per cercare qualche coetaneo, ma niente.Mengo Festival

Faccio qualche foto e degli undicenni in maglietta nera, faccia sbarazzina, dicono: attento deve essere della digos venuto a controllare il fumo.
Allora assumo un’aria severa che perdo subito quando passano tre ragazzone in hot pants che mi fanno sentire un pedofilo, ma vi garantisco che erano complete.

Intanto la musica è sempre più alta ed il rapper invita i ragazzi a “pogare”.
Per evitare traumi alle ossa mi avvicino allo stand Coingas dove si gioca ad essere più veloci della luce e se ci riesci vinci un premio.
( Noi lo stesso gioco lo facevamo con un martelletto che doveva far rientrare le teste che sbucavano fuori da un pannello)

Chissà perché fuori intravvedo due agenti della finanza.
Che qualcuno non abbia pagato il gas?

In ogni caso anche a questo festival, per restare in terra d’ Arezzo, si mangia e si beve alla grande e le tavolate sono tutte piene.

Però l’atmosfera è piacevolmente di festa, i ragazzi continuano ad affluire numerosi.
Mentre mi allontano qualcuno mi riconosce dicendo: Vai già via?
Si, si rispondo vado a fare il pezzo per l’Ortica.

In realtà continuavo a cercare qualche coetaneo che non trovavo.
Ma il trauma doveva ancora arrivare.

Salito in macchina radio Subasio trasmette “La maglietta fina” di Claudio Baglioni. Sicuramente un messaggio sublimale:

Adesso che saprei cosa dire

Adesso che saprei cosa fare

Adesso che voglio un piccolo grande amore…

Ma andate a cacare Baglioni ed il rapper io ritorno ai Pink Floyd!
P.S. però MOTTA e THE ZEN CIRCUS non li perdete.

 

Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook ( che usa soprattutto per cuccare). Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

1 COMMENTO

  1. Che fine pietosa che ha fatto la musica ad Arezzo….da Peter Gabriel e i Deep Purple a Spumante e Postino……il Mengo è una cacata colossale, robaccia per ragazzini di 15 anni…puahhhhh

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