Castiglion Fibocchi crocevia del malaffare

E’ un piccolo paese, un minuscolo comune che non si è voluto unire a Capolona, ma a Castiglion Fibocchi paiono verificarsi i peggiori fatti di malaffare di un’area vasta quanto la provincia aretina e non solo.

Cominciò Gelli a sporcare il nome del borgo del carnevale.
La “sua” Giole era il fulcro della loggia massonica Propaganda Due, quella che venne individuata addirittura come un’organizzazione eversiva e che fu per molti anni al centro delle cronache nazionali (e non soltanto), anche per via delle carambolesche peripezie dell’aretino più famoso dell’epoca (non illustre, caro sindaco Ghinelli, ma noto, famoso).

Si è proseguito recentemente con la Tenuta Setteponti dei Moretti, che a giudicare dalle indagini parrebbero essersi dedicati più a fregarsene delle leggi e dell’educazione civica che a produrre vini e altre amenità.

Ora vien fuori che un orafo del luogo, sempre a leggere i risultati delle indagini, avrebbe incassato la bellezza di 27 milioni di euro (!!) in contanti (in cambio di lingotti d’oro) senza fatturararli. Tutto nero! Olé!

Insomma, qualcuno potrebbe pensare che l’aria valdarnese periferica di Castiglion Fibocchi sia ideale per i delinquenti truffatori.
Ma è di certo un caso, anche se tra i primi due protagonisti di questo pezzo un collegamento c’è, ed è quello della famiglia Lebole… ma qui mi fermo, altrimenti divago.

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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