La presunta povertà della Chiesa Aretina

Quando si parla della Chiesa Aretina e del Vescovo Fontana, stranamente tutti i giornali e tv locali applicano una linea editoriale di sudditanza, anche laddove si dovrebbe parlare di mancanze e di fatti negativi.
Omissioni, glissature, lodi sperticate e anche una certa sudditanza psicologica spingono a non “esporsi”, omettendo spesso di spiegare bene il ruolo che essa esercita, un potere che incide anche e sopratutto nella politica e nell’economia locale.
Perchè, ad esempio, non si sottolinea MAI nei media come la giunta Ghinelli pagherà un affitto altissimo utilizzando i locali di via Filzi, proprietà della curia aretina, per la nuova sede della Polizia Municipale ?

Mistero.

Così come non si è mai detto come molti terreni e boschi, sempre della Curia, siano stati venduti, anzichè sfruttarne legna ed altri prodotti, dal Vescovo Fontana.

Mistero numero 2.

Voci negli ambienti clericali si lamentano che, in questo modo, si è impoverito il tessuto di proprietà della Diocesi.
D’altronde non è la povertà, che Gesù Cristo predicava nel Vangelo la prerogativa della Diocesi Aretina.
Scorrendo il sito dell’ISTITUTO DIOCESANO per il SOSTENTAMENTO del CLERO della Diocesi di Arezzo – Cortona – Sansepolcro, scopriamo che vi sono 34 fabbricati in vendita e 2 in affitto, sparsi per la provincia ed anche in territorio senese.
Tutto verificabile pubblicamente qui. http://www.idscar.it/fabbricato/vendita
Se il governo giallo – verde, in questi giorni, è stato sollecitato dall’Europa a fare pagare l’ICI agli immobili della Chiesa Cattolica, è probabile che nelle casse aretine teoricamente potrebbero affluire molti denari utili per la città.

Fontana è   osteggiato e poco amato, da tantissimi aretini, dai più umili, ai palazzi del potere .
Al di là di tutto l’Ortica è l’unico media locale che non è suddito del potere ecclesiastico, a differenza delle altre testate.

Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

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