Alora ‘n ce siamo capiti…

Hai voglia noi sottolineare che sui muri non si scrive… c’è chi non capisce e persevera.
Tra l’altro non è nemmeno in grado di distinguere un muro inutile, abbandonato e che magari rende meglio se scritto piuttosto che no, dalle mura della Fortezza Medicea di Arezzo.
Abbiamo speso (tutti) un sacco di soldi per ripulirle, quelle mura, e ancora ‘n s’è finito de spendere.
O perché imbrattarle di nuovo con scritte tra l’altro banali e che il destinatario o la destinataria (più probabile) non leggerà mai?
E se anche le leggesse, non sarebbe stato meglio scriverle un messaggio su Watsap?
Tanto a noi non ce ne frega niente di sapere quale sia il senso della tua vita, coglione agliato.

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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