Ad Arezzo il turismo dovrebbe portare visitatori, lavoro e soldi. A leggere l’analisi del Polo delle liste civiche sui bilanci di Arezzo InTour, però, c’è una domanda che viene prima di tutte le altre: quanto costa tenere accesa la macchina che dovrebbe attirare i turisti?
I consiglieri Marco Donati e Alessandro Meucci, con il contributo di Riccardo Panfoli e Stefano Mannelli, hanno passato al setaccio i conti della Fondazione dal 2018 al 2025. La diagnosi politica non prevede giri panoramici: «Un organismo in sofferenza». E a giudicare dai numeri che presentano, più che una cartolina ricordo potrebbe servire una visita dal commercialista.
Fondazione Arezzo Intour – i conti e le proposte
Due anni in rosso. E non è il colore del Natale
Secondo l’analisi illustrata dal Polo, il 2025 si è chiuso con una perdita di 24.060 euro, dopo i 16.238 euro di passivo del 2024. Il valore della produzione 2025 è indicato in 2.787.081 euro. Il documento sottolinea inoltre che nel risultato compaiono 90.000 euro derivanti dalla liberazione di un fondo rischi. Non sono cifre inventate al bar: sono quelle riportate nella presentazione dei civici sulla base dei bilanci che dichiarano di aver esaminato.
Il patrimonio netto, sempre nella loro ricostruzione, è sceso da 138.638 a 114.578 euro in un anno. Le disponibilità liquide da 342.282 a 255.055 euro. Il fondo rischi da 195.000 a 105.000 euro. Insomma, il cuscinetto si assottiglia. E quando i cuscinetti si assottigliano, prima o poi qualcuno si accorge della durezza della sedia.
La tassa di soggiorno: il turista paga, ma per fare cosa?
Donati e Meucci contestano soprattutto la dipendenza dalle risorse pubbliche: secondo le percentuali del loro studio, tassa di soggiorno e contributi pubblici rappresentano il 49% delle entrate 2025, mentre la quota attribuita ai privati è del 5,1%. Il costo del personale è indicato in 767.957 euro; la tassa di soggiorno in 959.155 euro.
«Con la tassa di soggiorno si coprono i costi della struttura e non la promozione della città», sostengono i due consiglieri. È una critica politica, non la prova che ogni euro della tassa venga speso in stipendi. Ma la domanda resta legittima: quanti soldi vengono impiegati per far funzionare la Fondazione e quanti per portare ad Arezzo nuovi visitatori, magari anche quando non ci sono le casette di Natale?
Il Polo ricorda di aver segnalato il problema già tre anni fa con un’interrogazione e di essere stato accusato allora di cercare «cinque minuti di visibilità». Ora ne chiede qualcuno in più, possibilmente per leggere i bilanci senza bisogno dell’intervallo pubblicitario.
Per il 2026 le previsioni non fanno dormire tranquilli
Nel documento viene richiamato anche il bilancio previsionale 2026: entrate attese per 2,8 milioni di euro, tassa di soggiorno prevista a 865.000 euro e una voce per personale e collaborazioni di 900.000 euro. Attenzione: sono previsioni, non risultati definitivi. E la voce 2026 comprende anche collaborazioni contabilizzate diversamente nel consuntivo precedente, quindi il confronto secco richiede cautela.
Città del Natale: un milione o mezzo milione? Dipende da quale pagina apri
La parte più curiosa, e potenzialmente più importante, riguarda i dati sull’impatto della Città del Natale 2025. Il Polo segnala che in passaggi diversi del bilancio compaiono oltre un milione di presenze stimate e 520.487 presenze indicate come certificate. Anche le cifre sull’indotto cambiano: 41,7 milioni contro 18,2 milioni di ricaduta economica diretta; oltre 54,2 milioni contro 21,9 milioni di effetto sul PIL provinciale.
Numeri così diversi non dimostrano da soli un errore: potrebbero riferirsi a rilevazioni, perimetri e metodi differenti. Ma proprio per questo sarebbe utile spiegare bene che cosa si conta e come. Perché se basta voltare pagina per dimezzare i visitatori, qualcuno potrebbe cominciare a chiedersi se il vero miracolo natalizio sia il presepe o il foglio Excel.
Sei proposte, non soltanto sei frecciate
Il Polo civico non si ferma alla critica. Propone che il Comune definisca un piano di destinazione con obiettivi misurabili; un percorso verso il pareggio senza affidarsi a entrate straordinarie; indicatori pubblici sui risultati; più soci e sostenitori privati; un calendario turistico che copra tutti i dodici mesi; e un metodo unico, verificato da un soggetto terzo, per misurare l’indotto degli eventi.
La sintesi di Donati e Meucci è che una fondazione di partecipazione dovrebbe riuscire ad attirare anche investimenti privati, invece di dipendere in misura così forte dal denaro pubblico. E che la strategia turistica andrebbe misurata anche sulla capacità di far crescere le visite ai musei e la permanenza in città.
La domanda finale, senza tassa di soggiorno
Arezzo ha bisogno di promozione turistica, non c’è dubbio. Ma ha bisogno anche di sapere quanto costa, chi la finanzia e quali risultati produce. I numeri e le contestazioni qui riportati sono quelli presentati dal Polo delle liste civiche: su più punti sarà importante ascoltare le spiegazioni di Arezzo InTour, a cominciare dalle diverse stime della Città del Natale.
Perché le fondazioni possono anche essere senza scopo di lucro. Ma sarebbe una buona idea che fossero pure senza scopo di mistero.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali e le valutazioni espresse dai consiglieri del Polo civico.


