Arezzo torna a parlare la lingua dell’opera, e per una volta non solo quella dei comunicati pieni di nomi, enti, patrocini e sigle che sembrano usciti da una tombola culturale. Dall’11 al 25 luglio 2026 va in scena la quarta edizione di Opera Seme Festival, progetto dedicato alla lirica, alla formazione internazionale e alla divulgazione di un genere che spesso viene considerato roba da pochi eletti con binocolo dorato e programma di sala piegato bene.
L’obiettivo, invece, è l’opposto: portare l’opera fuori dalla teca, renderla viva, accessibile, vicina alla città e ai suoi luoghi più riconoscibili. Gli spettacoli saranno infatti ospitati tra Piazza Grande, CaMu, Chiostro del Comune e Teatro Petrarca, con eventi quasi tutti a ingresso gratuito, fatta eccezione per il concerto finale.
La nuova edizione è stata presentata alla CaMu con i co-direttori artistici Leonardo Lambruschini, Gianni Bruschi e Matthew Schloneger, insieme a Mario Cassi della Fondazione Guido d’Arezzo e Paola Butali di Oida Orchestra Instabile di Arezzo.
Il festival è promosso da Spazio Seme Centro Internazionale e Seed aps, con la collaborazione di Matthew Schloneger, docente e cantante americano che fin dall’inizio accompagna il percorso artistico della manifestazione. L’edizione 2026 gode del patrocinio di Regione Toscana, Comune di Arezzo e Fondazione Guido d’Arezzo, con il sostegno di numerosi partner pubblici e privati. Perché anche l’opera, per cantare, ha bisogno di fiato. E di sponsor, naturalmente.
La partenza sarà sabato 11 luglio in Piazza Grande con una delle novità principali: Opera Kids, sezione dedicata a bambini e bambine dai 6 ai 12 anni e alle loro famiglie. Dopo i laboratori gratuiti avviati a giugno a Spazio Seme sui quattro linguaggi dell’opera italiana, canto, teatro, musica e danza, i partecipanti saranno protagonisti di una restituzione pubblica alle 18.30 sul prato verde allestito in Piazza Grande per le iniziative Confcommercio.
Sempre sabato 11 luglio, alle 19, il festival entrerà nel vivo con Arie d’Opera, concerto gratuito che porterà nel cuore della città alcune delle pagine più amate del repertorio lirico. Domenica 12 luglio, ancora in Piazza Grande alle 19, Opera Seme parteciperà alla festa per i dieci anni di Oida Orchestra Instabile di Arezzo, con i cantanti del festival in scena insieme ad Arezzo Dance Hub.
Il programma proseguirà giovedì 16 luglio alla CaMu, alle 21.30, con Opera on Contact, performance di danza e improvvisazione con Consuelo Pacheco, Leonardo Lambruschini e Virginia Guidi, in un dialogo tra corpo, movimento e immaginario operistico.
Domenica 19 luglio, alle 11, sempre alla CaMu, sarà la volta del Recital operistico, concerto dei docenti di Opera Seme tra repertorio classico, musical di Broadway e jazz. Insomma, dalla lirica al musical, passando per il jazz: così nessuno potrà dire “non ci ho capito nulla”, anche se qualcuno ci proverà comunque, perché siamo pur sempre umani.
Dal 21 al 24 luglio il cuore del festival si sposterà nel Chiostro del Comune, con quattro serate gratuite dedicate al grande repertorio. Martedì 21 luglio, alle 21, andrà in scena La canterina di Franz Joseph Haydn, con la regia di Jon Kellam, la direzione musicale e d’orchestra di Billie Miller, Oida Orchestra Instabile di Arezzo e i costumi di Matelda Bigi. Alle 22.15 seguirà Il Parnaso confuso di Christoph Willibald Gluck, sempre con regia di Jon Kellam, direzione musicale di Billie Miller e Virginia Guidi, maestro collaboratore Lorenzo Magi, Oida e costumi di Mariya Radeva-Nedyalkova e Matelda Bigi.
Mercoledì 22 luglio il programma sarà replicato con il secondo cast, dando spazio a più interpreti e valorizzando il percorso formativo costruito durante la residenza artistica.
Giovedì 23 luglio, alle 21, il Chiostro ospiterà il primo cast di Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart, con la regia di Gianni Santucci, l’assistenza alla regia di Virginia Guidi, la direzione d’orchestra di Evan Richards, la direzione musicale e il maestro collaboratore Valerie Dueck, Oida Orchestra Instabile di Arezzo e i costumi di Matelda Bigi. Venerdì 24 luglio, sempre alle 21, toccherà al secondo cast della stessa opera.
La chiusura è in programma sabato 25 luglio, alle 21.30, al Teatro Petrarca, con Jazz on Broadway, unico appuntamento a pagamento del festival. Sul palco l’Oida Orchestra Instabile di Arezzo, diretta da Ana Flavia Zuim da New York, con direzione musicale di Gianni Bruschi e Matthew Schloneger. I biglietti costano 22 euro più diritti di prevendita, ridotti 15 euro più diritti, disponibili su Discover Arezzo.
Opera Seme Festival è strettamente legato a Opera Seme Program, percorso formativo che porterà ad Arezzo 28 partecipanti, tra cui 23 cantanti dagli Stati Uniti e altri artisti da Serbia, Grecia, Tunisia e Italia. I giovani resteranno in città fino al 25 luglio per un mese di studio, produzione artistica e confronto internazionale, collaborando anche con Le stanze dell’Opera di Mario Cassi.
Tra le novità più importanti dell’edizione 2026 c’è il riconoscimento ottenuto attraverso Culture Moves Europe – Call for Residency Hosts 2025-2026, finanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea e implementato dal Goethe-Institut. Opera Seme è stato infatti selezionato come residenza artistica internazionale ad Arezzo, confermando una dimensione europea e interculturale che va ben oltre il classico “facciamo due serate e poi tutti a casa”.
Il progetto proseguirà anche dopo il festival aretino, con una tappa internazionale in Tunisia insieme a Oida Orchestra Instabile di Arezzo. Il 6 e l’8 agosto sono previsti due concerti al Festival International de Musique Symphonique d’El Jem, dedicati rispettivamente alle grandi colonne sonore del cinema italiano e internazionale e alla canzone napoletana, al bel canto e alle sonorità del Mediterraneo.
“Opera Seme Festival è nato per creare un ponte tra alta formazione, produzione artistica e comunità”, spiega Gianni Bruschi, co-direttore artistico. “Ogni anno Arezzo diventa una casa temporanea per giovani artisti internazionali, ma anche un luogo di incontro per cittadini, famiglie, musicisti, danzatori, cantanti e spettatori”.
Una quarta edizione, dunque, che punta a rafforzare il rapporto tra opera e città, tra formazione e pubblico, tra tradizione e linguaggi contemporanei. E se l’opera riesce davvero a scendere dal piedistallo e ad arrivare in piazza, gratis, davanti a famiglie, bambini e passanti, allora forse qualcosa di buono nella civiltà sopravvive ancora. Non esageriamo con l’ottimismo, ma prendiamone atto.


