Ad Arezzo la politica locale compie un altro passo verso la perfezione meccanica e trasforma Palazzo Cavallo in una gigantesca tombola istituzionale. Dopo la nomina degli assessori da parte del sindaco Marcello Comanducci, infatti, è ufficialmente scattato il tradizionale gioco delle sedie comunali, disciplina olimpica che consiste nel lasciare un posto per permettere a qualcun altro di occuparlo, salvo poi liberarne un altro ancora.
Secondo gli esperti, il sistema delle surroghe sarebbe stato ideato per dare una speranza anche ai candidati che, durante lo spoglio, avevano già iniziato a cercare lavoro altrove.
La nuova composizione del consiglio comunale sarà presentata il 29 giugno, ma gli addetti ai lavori stanno ancora cercando di seguire il percorso di alcuni seggi con una mappa, un navigatore satellitare e un esperto di sudoku.
Nel frattempo qualcuno avrebbe suggerito di sostituire il verbale della seduta con uno schema della Champions League.
Nel gruppo Fare, l’ingresso in giunta di Francesco Gamurrini e Lucia Piomboni ha prodotto due nuovi consiglieri, dimostrando che in politica nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si redistribuisce.
Fratelli d’Italia, invece, ha confermato la propria vocazione alla suspense: tra presidenti del consiglio, presidenti di parchi nazionali e capigruppo potenziali, alcuni esponenti del partito avrebbero chiesto di essere estratti direttamente dalle palline del Lotto per semplificare le procedure.
Anche Forza Italia e Lega registrano nuovi ingressi, mentre nel centrosinistra il Partito Democratico mantiene gli stessi consiglieri, scelta accolta con entusiasmo dagli appassionati delle tradizioni secolari.
Il caso Poponcini
Caso particolare quello di Aldo Poponcini, attualmente unico abitante del Gruppo Misto.
Una condizione che, secondo indiscrezioni, gli permetterebbe di indire le riunioni semplicemente guardandosi allo specchio e votando all’unanimità.
Intanto, i cittadini attendono la seduta di insediamento del 29 giugno con la stessa curiosità di chi aspetta di vedere se, dopo l’ennesimo giro, qualcuno riuscirà finalmente a ricordare chi era primo dei non eletti.
Risolto il rebus delle poltrone, resta quello dell’aretinità
Ma risolto il mistero di chi siederà dove, ad Arezzo si è aperto immediatamente un altro fronte ben più delicato: stabilire chi sia abbastanza aretino da occuparsi ufficialmente dell’aretinità.
Non ha fatto nemmeno in tempo a entrare nel vivo della sua attività che l’assessorato all’Aretinità e Cultura della Memoria si trova già davanti al primo caso delicato.
Con l’arrivo dei nuovi assessori comunali, infatti, alcuni cultori dell’identità cittadina si sarebbero posti una domanda destinata a segnare la legislatura.
«Ma l’aretinità si eredita, si studia o basta farla vedere al bar?»
Secondo indiscrezioni, un gruppo di irriducibili starebbe già chiedendo l’istituzione del VAR genealogico per verificare il tasso di aretinità dei cognomi presenti in aula.
Tra chi porta cognomi che evocano Calabria, Abruzzo, Umbria e altre terre lontane, gli esperti sarebbero però giunti a una conclusione sconfortante: dopo secoli di invasioni, matrimoni e trasferimenti, trovare un aretino puro sarebbe più difficile che trovare un parcheggio gratis in centro.
Nel frattempo, la commissione incaricata avrebbe deciso di abbandonare i registri anagrafici e affidarsi a criteri più scientifici.
Test di ammissione all’aretinità
Per ottenere la certificazione provvisoria occorrerebbe:
- sapere chi era il guerriero di Montione;
- aver detto almeno una volta: «Arezzo era meglio quando era peggio»;
- lamentarsi delle rotatorie indipendentemente dal traffico;
- conoscere almeno tre persone senza ricordarsi il cognome;
- riuscire a discutere mezz’ora sulla Giostra del Saracino senza litigare.
Fonti vicine all’assessorato riferiscono che, al termine delle verifiche, l’unico requisito davvero condiviso sarebbe uno.
«Essere convinti che i veri aretini siano sempre gli altri»
Dopo le discussioni sui nuovi consiglieri e i dubbi sollevati dai più rigorosi custodi della tradizione cittadina su cognomi considerati poco autoctoni, nelle ultime ore sarebbe arrivato addirittura un messaggio di congratulazioni da Siena.
Protagonista dell’inatteso gesto diplomatico sarebbe l’onorevole Tiziana Nisini, di origini senesi, che ha rivolto i suoi auguri al neo assessore all’Aretinità Federico Rossi.
Un episodio che, secondo gli osservatori più pessimisti, potrebbe costringere il Comune ad aprire una crisi diplomatica con Piazza del Campo e ad aggiornare il regolamento dell’aretinità con un capitolo dedicato alle infiltrazioni senesi.
Il mistero continua
Così, mentre il 29 giugno i cittadini attendono di scoprire definitivamente chi siederà in consiglio, gli esperti dell’identità locale continuano a cercare una risposta ancora più complicata:
capire se ad Arezzo sia più difficile seguire una surroga o trovare un aretino disposto a riconoscere un altro aretino senza sospettare che venga da fuori.


