Archiviata la distribuzione delle poltrone, ad Arezzo è iniziata la fase più difficile: capire chi fa cosa.
Perché se traffico e urbanistica sono roba che perfino il cugino geometra riesce a intuire, alcune deleghe della nuova giunta Comanducci hanno provocato nella popolazione lo stesso spaesamento di chi apre Netflix e trova 800 serie da scegliere.
C’è chi si occuperà della Giostra del Saracino, chi delle Politiche della Longevità, chi della Tutela degli Animali e chi addirittura dell’Aretinità e Cultura della Memoria, una definizione che ha già provocato discussioni infinite ai tavolini dei bar, tra chi sostiene che sia una missione nobile e chi ancora sta cercando di capire se esista un patentino ufficiale per essere aretino.
Secondo indiscrezioni, diversi cittadini starebbero cercando di capire se la competenza comprenda anche chi mette il ketchup sui bringoli, chi scambia Porta Crucifera con Porta del Foro e chi continua a indicare Guido Monaco come “quello con la statua”.
Nel frattempo, proprio la nascita della nuova delega avrebbe risvegliato un vecchio rimpianto in un gruppo di amici e nostalgici, che avrebbe già dato vita al Comitato M.I.R.S.I.A. – Mai In Riunione Sempre In Azione.
L’obiettivo è uno solo: chiedere all’assessore all’Aretinità di procedere con un riconoscimento ufficiale a quella che, secondo loro, sarebbe una delle più autentiche icone del folklore cittadino: il mitico Otto Fioroni.
Per i sostenitori della proposta, infatti, l’uomo che salutò mezzo mondo annunciando la partenza per l’Australia e che, dopo aver ricevuto abbracci, cene e auguri da mezza provincia, fece ritorno ad Arezzo appena un paio di mesi più tardi, rappresenterebbe uno dei simboli più genuini dell’aretinità.
«Se esiste una Cultura della Memoria – sostengono i promotori – allora è giusto ricordare chi ha lasciato un segno nella storia non scritta della città».
Da qui la proposta-provocazione: dedicargli una strada.
Il nome sarebbe già pronto:
Via Otto Fioroni – Mai in Riunione, Sempre in Azione.
Secondo i promotori, la futura via dovrebbe essere collocata possibilmente vicino a un bar, a un distributore di giornali e a una panchina strategica per le discussioni sul mondo, in modo da rispettare fino in fondo lo spirito del personaggio.
C’è anche chi propone una targa commemorativa con la motivazione:
“A chi riuscì nell’impresa di salutare tutta Arezzo prima di partire per l’Australia e di tornare in tempo per raccontarla.”
Del resto, se esiste un assessorato all’Aretinità e Cultura della Memoria, qualcuno dovrà pur decidere da dove cominciare.
E ad Arezzo, si sa, la memoria è una cosa seria.
Soprattutto quando passa dai racconti al bar.
A sostegno della proposta, i promotori del Comitato M.I.R.S.I.A. (Mai In Riunione Sempre In Azione) avrebbero già messo a disposizione due documenti audiovisivi considerati fondamentali per comprendere il pensiero e lo stile di vita del personaggio.
Video 1 – Otto Fioroni e la teoria dell’aretinità applicata alla vita quotidiana
Un contributo che, secondo gli estimatori, rappresenta una pietra miliare della filosofia popolare aretina e che meriterebbe di essere studiato dalle future generazioni.
Video 2 – Una delle performance più celebri del personaggio
Filmato ormai entrato nella memoria collettiva di amici e conoscenti, citato da molti come una delle espressioni più autentiche dello spirito cittadino.
Del resto, gli amici più stretti ricordano che Otto Fioroni non avrebbe mai perso l’occasione di trasformare anche la nascita dell’assessorato all’Aretinità in una delle sue proverbiali performance provocatorie.
«C’è chi giura che, se fosse ancora tra i protagonisti delle sue leggendarie messe in scena, avrebbe fatto irruzione in dishdash al Consiglio comunale, mettendo bonariamente in imbarazzo mezza aula con una delle sue domande al veleno all’assessore all’Aretinità: “Assessore, come si trova in giunta con il bengalese?”»


