Oh Ravenna… siete venuti in città pensando di fare la voce grossa?
Qui è la Città del Grosso, qui comanda il cavallino rampante, qui quando parte il coro la curva e la tribuna tremano.
Di fronte a noi i discendenti dei Polenta, il Ravenna FC, giunti con ambizioni e sogni di rimonta. I tre Mandorlini, spalleggiati dal fondo Black Duck, dal Cipriani e dal dirigente Braida, hanno provato a ricucire quella smagliatura in classifica che li separava dall’orgoglio amaranto. Ma contro i cavallini inalberati non basta il blasone, non basta il nome.
Perché l’SS Arezzo non arretra. Non piega il capo. Non conosce resa.
Con la curva che canta novanta minuti senza respirare.
Dalle retrovie, quando la battaglia si è fatta più aspra, sono entrati tre cavalieri.
Il nero Varela, lama affilata nella mischia.
Il 23 Viviani, mente e braccio.
E il levantino Cianci, che senz’elmo e senza paura ha scagliato il colpo decisivo, scaraventando gli illusi sudditi di Onorio a debita distanza dai nostri vessilli.
E mentre loro protestavano, guardavano l’arbitro, alzavano le braccia… noi cantavamo più forte. Perché la differenza sta tutta lì: noi giochiamo con il cuore, loro con il curriculum.
Il nostro condottiero Bucchi guida l’armata amaranto con lo sguardo di chi sa dove vuole arrivare. Cutolo veglia, Manzo sostiene, e la città spinge. Ogni partita è una battaglia, ogni punto è un colpo di lancia.
È stata una guerra di nervi, di spade, di lance e di cuore. E ancora una volta la nostra città ha dimostrato di essere forgiata nel ferro e nel fuoco.
Ravenna, ricordatevi bene questa sera:
ad Arezzo non si viene a fare passerella.
Qui si lotta.
Qui si soffre.
Qui si vince.
E la curva lo sa:
finché canta il Comunale, il cavallino non si doma.

