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venerdì, Febbraio 13, 2026
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Il ponte e la siepe

Il momento silenzioso in cui il possibile prende forma

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C’era una volta un paesino tranquillo, costruito accanto a un ruscello basso e limpido.
Per attraversarlo, da sempre, la gente usava un piccolo ponte di pietra.
Era solido, affidabile, faceva il suo dovere.
In quel paesaggio rurale nessuno ci aveva mai pensato davvero di passare all’altra sponda in modo diverso.

Accanto al ponte cresceva una siepe ordinata, non troppo alta, ma abbastanza fitta da segnare il confine dello sguardo.
Oltre, non si vedeva.
E dell’oltre nessuno ne sentiva la mancanza.

La vita nel paesino scorreva bene così.
Si lavorava, si crescevano figli, ci si salutava la sera.
Il ponte era parte del paesaggio, come il ruscello e come la siepe
e percorrerlo non era una scelta: era semplicemente il modo in cui le cose funzionavano da sempre.

Un giorno arrivò una donna di passaggio.
Non fece discorsi, non diede spiegazioni.
Si fermò vicino all’acqua, guardò il ruscello, poi il ponte, poi la siepe.

Si tolse le scarpe e attraversò l’acqua con pochi passi.
L’acqua le bagnò appena le caviglie.

Qualcuno la vide.
Non pensò che fosse più intelligente, né più coraggiosa.
Solo che aveva fatto qualcosa che, fino a quel momento, non era mai stato necessario immaginare.

Nei giorni successivi, qualcun altro provò.
Non per sfida, non per ribellione.
Semplicemente perché quel gesto, ormai…esisteva.

Il ponte rimase.
Continuò a essere usato.
Ma non era più l’unica possibilità.

Qualcuno si accorse che, oltre la siepe, il terreno continuava.
Che il mondo non finiva dove lo sguardo si era sempre fermato.
E nessuno pensò di aver vissuto male prima.

Semplicemente, qualcosa era maturato.

Non esiste un prima giusto
e un dopo migliore.
Esiste solo il tempo in cui qualcosa diventa possibile.

Così è sempre stato.
Dalle caverne al fuoco, e dal fuoco alle città.
Dalle mani nude agli strumenti, l’umanità non ha mai fatto salti improvvisi:
ha camminato, ha aspettato, ha provato, ha sbagliato, ha capito.

Ogni cambiamento ha avuto il suo tempo di silenzio sotto terra,
come un germoglio che matura prima di affiorare alla luce del sole.

Lo sguardo volge oltre la siepe quando nasce il bisogno di farlo e
chissà l’umanità, con il suo perpetuo cammino, fin dove arriverà …
S.S.C.

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Sabina Sabrina Crivellari
Sabina Sabrina Crivellari
Sabina Sabrina Crivellari, nata a Milano nel 1955, si trasferisce a Melzo nel 1990. Membro del “GAM” dal 1997, partecipa a mostre locali esplorando diverse tecniche artistiche: ritratti a matita, dipinti a olio, sculture in argilla e quadri in resina. Ha fondato una galleria d’arte e una scuola di cake design. Il quotidiano Il Giorno ha descritto via Napoli 37 come “la Montmartre di Melzo”. Attualmente, si dedica principalmente alla scrittura.
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