Dieci milioni già spesi, un progetto che avanza e una stazione dell’Alta Velocità pensata per stare lontana da tutto e da tutti. A Creti il futuro corre veloce… ma nella direzione sbagliata: tra scelte al risparmio, territori ignorati e polemiche istituzionali, prende forma l’ennesima grande opera che divide prima ancora di servire. Un’idea contestata, scollegata e già simbolo perfetto di come in Italia si riesca a progettare il nulla con grande determinazione.
L’Italia ci sta provando: tra studi, carte, milioni già stanziati e conferenze stampa a base di tramezzini, avanza spedito il progetto della stazione dell’Alta Velocità di Creti, ovvero l’idea geniale di piazzare un hub ferroviario in mezzo ai campi, dove manco il grillo osa chiedere indicazioni.
Un’opera ancora sulla carta, è vero, ma già abbastanza concreta da far sorgere una domanda semplice semplice: ma a chi diavolo serve?
Il Governo ci ha già messo sopra una decina di milioni per la progettazione, Creti è stata scelta perché “costa meno” (che in Italia è sempre un ottimo motivo per spendere di più dopo) e perché piace agli operatori ferroviari. Peccato che non piaccia a mezzo territorio, a partire dalla Regione Toscana, che continua ostinatamente a dire che una stazione a Rigutino, vicino ad Arezzo e collegata al resto del mondo civile, avrebbe forse avuto un senso.
Ma niente: avanti tutta.
Perché se c’è una cosa che questo Paese ha imparato bene è fare le cose prima e discutere dopo, possibilmente quando i binari sono già stesi e il paesaggio è andato.
La stazione dell’Alta Velocità più inutile d’Europa, sarà piantata nel mezzo ai campi come un fungo radioattivo dopo Chernobyl. Un’opera talmente avanti coi tempi che non servirà a nessuno, e proprio per questo rappresenta alla perfezione il progresso nazionale.
A dirlo, senza troppi giri di parole (e senza nemmeno poterci arrivare in fretta, visto che da quelle parti le strade finiscono nei campi), non sono solo comitati, ambientalisti e amministratori locali, ma anche Maurizio Pagliai di MCL Arezzo. Guardando il progetto della stazione AV di Creti, Pagliai racconta di aver avuto una visione degna di Dickens, con meno neve, meno redenzione e molte più rotonde che portano direttamente nel granturco.
“Mi sono sentito come Scrooge – dice – solo che al posto dei fantasmi non vedo il futuro: vedo parcheggi progettati per restare vuoti, binari pensati per non incontrare nessuno e milioni di euro che iniziano a muoversi molto prima delle responsabilità politiche, quelle invece ferme al palo”.
La stazione AV di Creti, infatti, non sarà collegata a nulla, se non a un trattore, due fagiani e un senso di smarrimento esistenziale. Niente città, niente scambi ferroviari, niente viabilità decente. Per arrivarci servirà l’auto, il navigatore e la fede, perché se sbaglierai svolta finirai direttamente nel 1978, quando qualcuno ha deciso che costruire era più importante che pensare.
E mentre Arezzo, Siena e Perugia aspettano una stazione sensata a Rigutino, qui si preferisce il brivido dell’assurdo: una stazione “alta velocità” dove l’unica cosa che corre davvero è il vento.
Pagliai si domanda: “A chi serve?”
Risposta ufficiale: a nessuno.
Risposta ufficiosa: a chi deve spendere i soldi.
Il bello – si fa per dire – è che nessuno pagherà. I milioni evaporeranno, il paesaggio si rovinerà, e le colpe rimbalzeranno come una pallina da flipper tra ministeri, enti, commissioni e ‘livelli superiori’ talmente alti che non li vedrà più nemmeno Google Maps.
Ma il vero capolavoro è l’aspetto sociale: in un Paese pieno di anziani, giovani senza macchina e gente che vorrebbe usare il treno, si costruisce una stazione raggiungibile solo in auto. Mobilità sostenibile, sì, ma sostenuta dal SUV.
Un’opera che riesce nell’impresa titanica di escludere tutti, tranne forse un pullman che – traffico permettendo – arriverà un giorno, come il Messia.
Morale della favola?
L’Alta Velocità a Creti sarà il simbolo perfetto dell’Italia moderna: si andrà veloci, ma nella direzione sbagliata, e possibilmente verso il nulla.
Buon viaggio. Se troverete la stazione.

“Non ci resta che piangere”! Poi ci sarebbero altri sottocommenti che risparmio e comunque si capiscono…..
Incredibile, ci sono stazioni come Terontola-Cortona ,Chiusi – Chianciano Terme , perché non poterle usare.
Le considerazioni fatte sono più che giuste, anche per un problema di sicurezza, una stazione nel deserto, che sicurezza possiamo avere, quella di una telecamera? a 30km di distanza dai centri abitati? È cosa insensata. Una stazione del far west, dove i passeggeri scendevano nel mezzo del nulla.