Dal Facebook di Luca, cittadino che un giorno camminava tranquillo e l’altro inciampava nel catrame, arriva la perla urbanistica della settimana:
«È inutile che rifate l’asfalto nuovo in via dei Pianeti… e lasciate i tombini otturati dal catrame…»
E le immagini parlano chiaro: il tombino è lì, sepolto come un reperto etrusco, asfaltato con amore e dedizione, pronto a ricevere la prossima alluvione come un secchio bucato.
Arezzo, città della Giostra e della buca eterna, questa volta raggiunge la galassia: in via dei Pianeti sembra si asfaltino anche i buchi dove l’acqua dovrebbe scendere, così invece resta su, saluta, allaga, e magari entra in casa per un caffè.
Un capolavoro di ingegneria rovesciata: “fognature tappate, problemi raddoppiati”, nuovo motto del 2025.
I commenti della popolazione, ovviamente, sono poesia:
- Gian Carlo educatamente ricorda: «Quello va via… stenta a rimanere sopra il vecchio, figurati sopra la ghisa». Tradotto: fra un mese lo ritroviamo staccato e arrotolato come una pizza al taglio.
- Filippo, sintetico e chirurgico: «Cialtroni!» (che più tecnico di così si muore).
- Lorenzo conclude filosofico: «E il Casi paga… tanto i quattrini sono i nostri». Una meditazione economico-spirituale tipica aretina.
- Andry rilancia tipo bingo: «Su 100 caditoie, 90 sono chiuse». Quindi è ufficiale: siamo all’edizione annuale della Tombini Tombola!
- Massimo propone la rivoluzione: «Addebitiamogli le spese, CIALTRONI!» – applausi, standing ovation e liberi tutti.
- Fabrizio raddoppia indignazione: prima «il bello che neppure tutte le vie dei Pianeti…», poi il colpo finale: «ancora i cavi della luce sono sospesi. Siamo nel 2025 – quasi 2026!»
Prossimo step: piccioni con fibra ottica. - Cri Cri: «No comment 🤬» – commento non commentato, ma commentatissimo.
- Marino chiude con un «Bel lavoro.» – tono ironico non pervenuto ma percepito dal satellite.
- Luca D. domanda che ormai è patrimonio UNESCO: «Ma nessuno controlla i lavori che fanno? Chiedo per un amico.»
Risposta del cosmo: NO.
Insomma, ad Arezzo si rifà l’asfalto come si mette il tappeto prima di aspirare: tanto per coprire.
Il tombino respira a stento, inghiottito dal nuovo manto stradale – ma tranquilli, alle prime piogge si libera da sé. Con effetto geyser.
