Siamo tornati in vetta, finalmente. E paradossalmente non per una nostra vittoria, ma grazie al pareggio strappato dal Livorno al Ravenna al Picchi. I labronici hanno lottato come forsennati, e solo un rigore al 37’ della ripresa ha permesso agli adriatici di agguantare un pari che lascia l’Arezzo di nuovo davanti a tutti. Una soddisfazione, certo. Ma una di quelle che porta con sé anche un po’ d’amaro in bocca.
Perché adesso ci aspetta la trasferta di Ascoli… e di nuovo con la solita storia delle limitazioni, dei divieti, delle decisioni che tengono lontani proprio quelli che il calcio lo vivono davvero: i tifosi. Due trasferte già proibite, e tutto lascia pensare che anche quella marchigiana finirà nella stessa maniera. E allora che gusto c’è? Che senso ha un campionato in cui devi restare chiuso in casa mentre la tua gente combatte sul campo?
Il pensiero va inevitabilmente a quella che sarebbe stata una splendida giornata: partire presto la mattina verso la città ducale, passare sotto le Forche Canapine, attraversare la vallata ferita dal terremoto, fermarsi per un aperitivo all’antico Caffè Meletti e poi sedersi a pranzo in uno dei suoi ristoranti pieni di storia. E infine il parcheggio lungo il grande stradone oltre il Tronto, prima di raggiungere il Del Duca col cuore che batte.
Una trasferta da vivere come si deve, come a Ravenna, come ogni tifoso merita. E invece ci ritroviamo qui, felici per la classifica, ma frustrati per l’ennesima occasione negata. Però siamo capolista. E questo – almeno questo – ce lo godiamo fino in fondo. Forza Arezzo. Sempre.






