Mentre le ruspe di Bertelli avviano la riqualificazione, gli umarèll aretini presidiano la recinzione con commenti, critiche e soluzioni non richieste
Ci voleva Patrizio Bertelli per far ripartire l’ex Lebole… e infatti son ripartite per prime le ruspe. Ma, attenzione: appena la prima benna ha toccato il muro, sono comparsi loro, gli eterni guardiani del cantiere, i due omini di fiducia, categoria tecnica nota come Umaréll Certificati.
Armati di mani dietro la schiena, commento pronto e dito puntato verso l’infinito, si sono presentati puntuali come le tasse. Uno dei due, appena vista la ruspa, ha alzato il braccio come per dirigere il traffico dei lavori, mentre l’altro, tecnico senior, ha decretato:
“Oh, qui se ‘un gni se dice come se fa, questi buttono giù tutto a caso!”
Dopo vent’anni di abbandono, degrado, senzatetto, piccioni con residenza stabile e archeologia industriale involontaria, finalmente l’area sta per rinascere. Ma prima che Bertelli possa anche solo pensare alla parola “riqualificazione”, gli Umaréll sono già al lavoro—non loro fisicamente, ovviamente, ma di cervello.
E criticano.
“Io quel muro l’avrebbi butto giù meglio.”
“Oh, guarda lì… manca un millimetro, sciupeno tutto ‘l progetto.”
“Se me chiamaveno n’aivo già fatto el mezzo, co’ le mani.”
Intanto gli escavatori grattano, le polveri salgono e gli omini continuano a guardare l’orizzonte del cantiere come se contemplassero il tramonto della civiltà occidentale.
Sul fronte ufficiale, Bertelli tace: 8 milioni spesi e bocca sigillata sul futuro dell’area. Ma gli Umaréll, no. Loro parlano eccome. E hanno già pronto il masterplan alternativo:
- 50% giardino così “fiata meglio il cemento”
- 30% panchine per monitorare i lavori futuri
- 20% spazio sociale destinato ai pensionati che devono commentare altri cantieri
Totale: un paradiso umarellistico.
E mentre l’imprenditore sogna una fabbrica-giardino modello Valvigna, tra moda, ricerca e verde, gli omini hanno un’unica domanda sul futuro dell’ex Lebole:
“Oh, ma quando c’è da rifare tutto, ci chiamano? Perché noi si viene volentieri a guardare.”
Arezzo cambia, investe, si rinnova.
Gli umaréll, invece, restano immutabili, come le leggi della fisica. E anche più severi.



