In una città dove i rifiuti crescono spontanei come le chiacchiere al bar, si registra un fatto straordinario: qualcuno ha pulito davvero.
E non una, ma ben due situazioni-limite del menefreghismo aretino!
Dalla scalinata segreta dietro l’Ipercoop all’Alpe di Poti, due piccole, luminose notizie rimettono in moto la flebile speranza che gli aretini non siano tutti discendenti diretti della dea inciviltà.
Dossier civiltà:
– Scalinata zozza dell’Ipercoop ripulita
– Targa di Pantani risbucata dal fosso
Era scritto nelle profezie dei Maya, nascosto tra le righe dei biglietti del gratta e vinci, e predetto anche dal vecchino del bar:
prima o poi, qualcuno avrebbe ripulito!
E contro tutti i pronostici del buon senso locale, ecco arrivare due spiragli di luce nel mare di ‘gnoranza che galleggia per la città.
Ipercoop – Bonificata la scalinata dei zozzoni
Location: retro dell’Ipercoop, vicino a un misterioso blocco di cemento (probabile pompa d’acqua o deposito sacrilegio di bestemmie del manutentore)
Per mesi quel pertugio è stato il paradiso dei “butta e scappa”: lattine, cartacce, bicchieri, avanzi di sbronze, e l’eco di neuroni in fuga.
Lì, una scalinata che scendeva all’inferno, o giù di lì era diventata il santuario dell’inciviltà.
Ma poi, inaspettato come un treno regionale puntuale: qualcuno ha ripulito.
Ora si vede perfino il pavimento, reperto archeologico che gli studiosi credevano perduto.
La scalinata è tornata non linda, ma almeno presentabile.
“Oh, ma allora si può fare!” commenta sorpreso un passante con più fede che aspettative.
I bidoni, comunque, restano a pochi metri.
Resta da capire se i frequentatori della “scuola di littering” saranno in grado di trovarli…
o se preferiranno continuare la tradizione dello scarico artistico.
Resta da capire quanto durerà prima del prossimo raduno dei zozzoni volanti.
2) Alpe di Poti:
La targa del Pirata torna dall’aldilà
Seconda buona notizia e qui siamo proprio nel soprannaturale.
La “Salita Marco Pantani”, installata nel 2019 per rilanciare l’Alpe di Poti, era finita nel fosso.
Sì, nel fosso.
Simbolo perfetto del rilancio… fatto a marcia indietro.
Abbandonata tra erba e rami secchi, stava lì a chiedere pietà, tipo: “Oh, ma ci riporta su qualcuno, o mi tocca restare nel fosso come la speranza?”
Ebbene: l’hanno ripescata! Risistema-ta, raddrizza-ta, riporta-ta al suo posto!
Ora la salita del Pirata ha di nuovo la sua insegna, che brilla fiera (si fa per dire) sull’asfalto tosco.
E i ciclisti possono tornare a bestem… ehm, a ricordare l’impresa di Pantani
senza doversi gettare nel fosso per cercare la targa.
Miracoli?
Due segnali di civiltà non bastano a cancellare anni di “chi se ne frega”, ma almeno ricordano che: “se ci si mette, si fa.”
E magari, se avanza tempo: si evitano anche di buttare le cose nei fossi.
La speranza è quella che i prossimi a muoversi non siano gli spazzini… ma i neuroni di certa gente.
E allora celebriamo ‘ste piccole cose, perché nella patria del: “non è compito mio”
e del “ci penserà qualcun altro” ogni segnale di civiltà vale più dei treni senza ritardi.
Oggi: scalinata pulita, targa risalita.
Domani: chissà… magari spunterà perfino qualcuno che i rifiuti li getta nel bidone e non nel primo buco che trova!
Quando succederà… ci vorrà l’edizione straordinaria.
EDITORIALE Eternit, Pantani e la speranza
Una targa del Pirata non merita la compagnia dell’erbacce.
La montagna merita rispetto. E Arezzo pure.
Che sia questa piccola resurrezione l’inizio di un vero rilancio dell’Alpe?
O è solo un episodio isolato di lucidità amministrativa?
Intanto ringraziamo chi ha rimesso a posto quella targa.
Per ora, basta così.
Resistere è già molto.


