Dopo le immancabili segnalazioni di rifiuti abbandonati in città, in periferia, nei boschi, sotto ai ponti, sopra i tetti e probabilmente pure nei sottoscali dell’anima, ecco l’ultima perla:
nel parcheggio dell’Ipercoop, accanto a una misteriosa struttura idraulica (pare serva a pompare acqua, oppure bestemmie), si radunano branchi di giovani maleducati e lerci, a consumare sballi e gozzoviglie.
Nascosta dietro un innocente cubotto di cemento, forse dedicato al pompaggio dell’acqua… o forse delle bestemmie del manutentore… si apre una scalinata che porta dritta, dritta al nuovo TEMPIO DELLE SCHIFEZZE!
Giù in fondo, dove il sole non batte e il buon senso manco per sbaglio, si trova una collezione di rifiuti che neanche Mastro Lindo se la sentirebbe di affrontare: lattine vuote, bottiglie, bustoni, cartacce, sporco, smog e l’anima in vendita.
Una mostra moderna dal titolo: “BEVI, SBALLA, BUTTA E SCAPPA – Arte concettuale per cervelli in ferie”.
E pensare che tutto sta lì, a mezza scala: un angolino perfetto dove pare si radunino i campioni olimpici della disciplina “Littering Estremo“.
Altro che arrampicata sportiva, altro che Formula 1: qui la vera gara è buttare l’immondizia più lontano possibile dal cestino.
E i bidoni? Sono a pochissimi metri, nel parcheggio.
Ma evidentemente per qualcuno fare due passi verso il contenitore è fatica, mentre scendere le scale a fare lo sbracato è missione compiuta.
Sembra quasi un percorso a premi: scendi due gradini, bevi una birra, lancia la lattina e scappa.
Che poi, la scalinata, vista da fuori, pare l’ingresso di un rifugio antiatomico.
Invece è un rifugio antieducazione.
La vigna intorno è tranquilla.
La natura ringrazia… di poter finalmente imparare cosa sia l’inciviltà umana!
Il murales blu sulle pareti, mestamente, osserva l’accumulo di rifiuti, rassegnato come un professore di fronte a una classe di ripetenti cronici.
Ora:
Speriamo che l’addetto alla manutenzione della struttura, quando arriva, almeno segnali lo schifo.
Magari ci passa sopra beato, calpestando bicchieri, cartacce e resti di aperitivi come fossero coriandoli a Carnevale:
“Oh, ma io c’ho da lavorare, mica da pensare!” Insomma, ancora una volta:
il degrado chiama altro degrado.
E Arezzo risponde puntuale come il treno in ritardo: “eccomi, presente!”
Pare che la distanza tra civiltà e inciviltà non si misuri in metri… ma in neuroni mancanti.
Morale della favola?
Il littering – cioè l’arte sopraffina di buttare rifiuti a terra – è un comportamento incivile, antisociale, egoista…
e soprattutto da bischeri certificati.
Perché i contenitori ci sono. E anche quando non ci fossero, non è che uno può pensare: “Oh, ‘un vedo il cestino… allòra butto in terra!” Quanto ci vuole a portarsi il sacchetto dietro? Cinque grammi di civiltà.
E anche quest’anno, la medaglia del buon senso…
va a qualcun altro.






