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Morte dopo il trattamento antitarlo: indagato il titolare della ditta. La casa resta sotto sequestro

Svolta nelle indagini sulla morte di Antonella Peruzzi, 66 anni, di Alberoro. Il marito, dimesso dall’ospedale, aveva accusato sintomi da intossicazione. Accertamenti in corso sulle sostanze chimiche usate nel trattamento

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Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte di Antonella Peruzzi, la donna di 66 anni deceduta domenica 26 ottobre nella sua abitazione di Alberoro, nel comune di Monte San Savino, dopo un trattamento antitarlo eseguito pochi giorni prima all’interno della casa. La Procura di Arezzo ha infatti iscritto nel registro degli indagati il legale rappresentante della ditta specializzata che aveva effettuato l’intervento.

L’iscrizione, spiegano gli inquirenti, è un atto dovuto per permettere alla difesa di partecipare agli accertamenti tecnici già disposti dal pubblico ministero. Il fascicolo, inizialmente aperto contro ignoti (modello 44), è ora passato a modello 21, ovvero a carico di persona nota, anche solo in via precauzionale.

Intanto proseguono le analisi tossicologiche sulle provette biologiche prelevate al marito della vittima, che era stato ricoverato dopo aver accusato sintomi compatibili con un’intossicazione e che è stato dimesso domenica 2 novembre dall’ospedale. I campioni saranno inviati ai laboratori di tossicologia forense, dove verranno cercate eventuali tracce di sostanze chimiques riconducibili ai prodotti impiegati nel trattamento antitarlo.

Se gli esami dovessero confermare la pista dell’avvelenamento accidentale, la Procura potrebbe disporre la riesumazione della salma di Antonella Peruzzi per procedere con autopsia e ulteriori accertamenti.

Nel frattempo, la casa di Alberoro, situata a pochi passi dalla chiesa dove nei giorni scorsi si sono svolti i funerali della donna, resta sotto sequestro. Sul posto stanno operando i Vigili del Fuoco e gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Arezzo, impegnati in rilievi ambientali e analisi dell’aria e dei materiali per accertare la presenza di eventuali residui tossici.

Le indagini proseguono per ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi e verificare se le esalazioni dei prodotti utilizzati nel trattamento possano aver avuto un ruolo determinante nel decesso della 66enne.

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