Quando il corpo cambia: riconoscere e gestire il “break point” metabolico
Succede in silenzio, ma succede.
Con il passare degli anni, ciascuno di noi arriva a un punto di cambiamento del proprio corpo.
Quando termina la spinta anabolica della giovinezza, inizia la lunga fase di progressiva decadenza funzionale ed estetica.
Questo momento, che chiamo break point – punto di rottura, di non ritorno – rappresenta l’inizio fisiologico della perdita di efficienza e tono.
È un processo lento, quasi invisibile, ma quando si manifesta diventa evidente.
Ragioniamo insieme.
Il corpo umano è una complessa formula biochimica in continuo rinnovamento.
Non si invecchia tutti allo stesso modo: ognuno ha il proprio percorso di senescenza.
Tra i parametri più importanti per comprendere e gestire questo cambiamento c’è la glicemia, un indicatore prezioso dello stato di salute e dell’immagine corporea.
Il valore ideale a digiuno deve essere inferiore a 100 mg/100 ml.
Quando sale tra 101 e 125 mg/100 ml, si entra in una zona di rischio per la salute e per l’estetica: il glucosio in eccesso si lega al collagene, la proteina più diffusa nel corpo.
Questa unione prende il nome di glicazione.
È un processo biochimico che segna il vero break point del nostro equilibrio: la glicazione danneggia il collagene, altera il tessuto connettivo e favorisce la comparsa di rughe e l’invecchiamento cutaneo.
Ma non solo: modifica la matrice extracellulare e può compromettere il funzionamento di tutti gli organi.
Controllare la glicemia, quindi, è un atto di medicina preventiva e di cura estetica consapevole.
Chi presenta valori superiori a 100 mg/100 ml deve rivedere alimentazione, stile di vita e attività fisica per riportare i livelli nella norma.
Oltre 125 mg/100 ml, si entra nella diagnosi di diabete mellito di tipo 2.
Valori elevati di glicemia sono come un virus metabolico che inquina e indebolisce l’intero organismo.







