Le doppiette son sempre meno, i conti fanno acqua e all’Atc qualcuno dev’esse’ arrivato alla conclusione più svelta: “Tagliamo l’impiegata e si risolve il problema”. Peccato che il giudice gli abbia risposto, in pratica: “Oh bischeri, un po’ più piano…”.
Secondo quanto racconta oggi il Corriere di Arezzo, il Tribunale del lavoro ha dichiarato illegittimo il licenziamento di una dipendente mandata a casa nel maggio del 2025 perché, con la caccia in calo, serviva risparmiare.
Che i cacciatori siano diminuiti e che nelle casse dell’Atc entrino meno quattrini, nessuno lo mette in dubbio. Anzi, il giudice riconosce che la situazione economica dell’ente è davvero peggiorata e che contenere le spese era una scelta comprensibile.
Il problema è un altro. Prima di far trovare a una dipendente la porta invece della scrivania, bisognava vedere se c’era un modo per tenersela. Un part-time, un orario ridotto, mansioni diverse… insomma, provarci davvero.
E invece, secondo la sentenza, s’è andati dritti alla soluzione più corta: tagliare.
Risultato? Licenziamento dichiarato illegittimo, sei mensilità da pagare alla lavoratrice, oltre alle spese legali. Per l’Atc la partita non è ancora finita, perché la sentenza può essere impugnata in appello.
Morale della storia? Se la caccia è in crisi non vuol dire che il primo fagiano da impallinare debba essere chi timbra il cartellino. Perché, almeno davanti a un giudice, prima di fare fuoco bisogna dimostrare d’aver guardato se c’era un’altra strada. Sennò il colpo… rimbalza.


