E così, dopo mesi di “oh Governo, fate qualcosa!”, ecco la risposta: i CPR, ovvero Centri di Permanenza per il Rimpatrio.
Tradotto: un posto dove chi ha precedenti per spaccio o violenze varie va a farsi una villeggiatura sorvegliata.
Il sindaco Ghinelli batte le mani: “Bene! Finalmente un segnale di sicurezza per i cittadini!”.
E i cittadini: “Sì, ma se poi invece di rimandarli via li si tiene lì a marcire, che s’è concluso? S’è fatto un parcheggio umano col riscaldamento pagato da noi”.
Chi è favorevole dice: “Oh, almeno non li abbiamo in giro a fa’ casino!”.
Chi è contrario ribatte: “Sì, ma i rimpatri veri? Un se ne vede uno manco a pagallo!”.
Insomma, i CPR son come il brodo col dado: scaldano subito, ma alla lunga sanno di poco.
E alla fine, l’unica certezza è che la bolletta la paga sempre Pantalone… cioè noi!



Purtroppo sono decenni che non vengono costruiti nuovi carceri, che oltretutto servirebbero totalmente differenziati in base ai vari gradi di reato, insomma predisposti a isolare i contatti tra i veri Boss e sodali con esterno e interno.
Quelli a basso rischio dovrebbero essere volti al recupero dei microcriminali, evitando che almeno questi passino di categoria, sopraffatti dai criminali incalliti.
Poi, visti i tempi, bisognerebbe costruire o restaurare delle necessarie strutture sanitarie per tentare di curare i tanti tossici ed i crescenti soggetti psichiatrici non assistiti, che privi di ogni bene vagano come zombies per le città.
I centri CPR sono sicuramente la peggiore di queste soluzioni ma le uniche rapidamente fattibili per far sparire la polvere sotto il tappeto. La nostra percezione di pericolo è fuorviata in ogni caso dai media e dalle esperienze personali: la paura dei cittadini vince sulla realtà ed i CPR sembrano inevitabili ed utili.
A mio avviso, i CPR sono i tappeti e noi i padroni che si accontentano di non vedere lo sporco nascosto sotto. Ai fermi e agli arresti, se non seguono rapidamente i dovuti tentativi dello Stato di risolvere il percorso di queste persone, caso per caso, tutto si complica ed i tappeti si rimuovono: lo sporco risalta fuori in un incessante gioco dell’oca per Forze dell’Ordine e Magistratura.
Ci dovremmo provare per non rimpiangere in futuro di esserci abbrutiti anche noi, definitivamente, trattando le persone come carichi di bestiame da spostare, che pur nutriti e rifocillati non possiamo neanche espellere. Così i peggiori ed i meno problematici convivono rinchiusi e raramente riusciamo a recuperare qualcuno almeno ad una basica vita sociale/personale, come invece la società civile ed uno Stato forte e giusto avrebbero il dovere di tentare.
Le comunità umane sono fatte di bene e male, anche le carceri e le strutture sanitarie di aiuto sono Edilizia Popolare, ma siamo indietro su tutto… case e carceri.
A vederli, personalmente, i CPR li percepisco come recinti provvisori, dei tristi tappeti magici.