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“GiocoQuando” sotto accusa: famiglie escluse e servizi insufficienti, esplode la protesta ad Arezzo

Il Partito Democratico attacca l’Amministrazione comunale: "Servizi estivi gestiti male, bambini lasciati a casa e genitori senza alternative. Serve un piano serio e condiviso con le famiglie"

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“GiocoQuando” sotto accusa: famiglie escluse e servizi insufficienti, esplode la protesta ad Arezzo

Il Partito Democratico attacca l’Amministrazione comunale: "Servizi estivi gestiti male, bambini lasciati a casa e genitori senza alternative. Serve un piano serio e condiviso con le famiglie"

Il progetto “GiocoQuando”, pensato dal Comune per coprire il mese di luglio con attività estive per i più piccoli, si trasforma in un caso politico. A denunciarlo è il Gruppo Consiliare del Partito Democratico di Arezzo, che punta il dito contro una gestione definita “superficiale e autoreferenziale”, accusando l’Amministrazione di non ascoltare i reali bisogni delle famiglie.

Da anni, genitori e caregiver chiedono con chiarezza che i nidi non chiudano a giugno, ma restino aperti più a lungo per agevolare la conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Una richiesta rimasta, secondo il PD aretino, completamente inascoltata. Il servizio “GiocoQuando”, attivo solo per luglio, si è rivelato insufficiente: molti bambini esclusi, famiglie tagliate fuori e genitori costretti ad arrangiarsi.

Nonostante le rassicurazioni dell’assessora Lucia Tanti, che ha evidenziato come la graduatoria sia ancora provvisoria e ha sottolineato l’esistenza di numerosi posti disponibili tra cooperative convenzionate e gestori privati, il malcontento resta. “Non si può continuare a tamponare l’emergenza con soluzioni parziali – incalza il PD – serve un piano strutturato, chiaro e inclusivo che parta dalle esigenze reali delle famiglie”.

Tanti, dal canto suo, ribatte con i numeri: “Abbiamo accolto 125 bambini nel progetto comunale, ma tra GiocoQuando e le cooperative Koinè e Progetto5 ci sono altri 181 posti disponibili, che coprono pienamente la lista d’attesa. A questi si aggiungono 31 gestori privati per la fascia 3-14 anni e il voucher TempoBello da 150 euro a figlio”.

Ma per l’opposizione il problema è più profondo: non basta offrire alternative frammentate e temporanee, serve invece una riforma dell’approccio ai servizi educativi estivi. “Non si tratta di un favore – concludono i consiglieri dem – ma di un diritto. Le famiglie meritano risposte certe, non promesse da verificare”.

Il confronto è aperto, ma la distanza tra numeri e realtà percepita rischia di trasformarsi in una nuova frattura tra amministrazione e cittadini.

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