Giostra, i Quartieri sono l’unica certezza di Arezzo

Arezzo ha un’unica certezza e questa certezza di buon governo sono i Quartieri e loro hanno confermato di rappresentare la bussola della città,  scegliendo di non stravolgere la Giostra, le regole scritte della tradizione, con una edizione straordinaria, che di non ordinario avrebbe trasmesso una sensazione di posticcio, di una contraffazione del calendario non tradizionale.

E dove non c’è tradizione, non c’è Giostra del Saracino.
Siamo Terra d’Arezzo, un cantico e non Calendario d’Arezzo, in progress.

Un’unica data, il 5 di settembre, è la scelta migliore e soddisfa la premura di non stravolgere la Giostra, mettendo in  calendario il 28 agosto il recupero dell’edizione notturna giugno – come se il nostro torneo cavalleresco fosse una partita di campionato, da recuperare nel primo spazio messo a disposizione da Federcalcio –; viene incontro alla comprensibile difficoltà organizzativa di ciascuna delle 4 compagini giostresche di affrontare due edizioni consecutive nel lasso di pochi giorni; consente di predisporre tutte le condizioni di correre giostra a settembre, compatibilmente con il piano pandemico.

La prospettiva non sarà di vedere, ad un esempio, un vigile che chiede di mostrare le green card ma di adottare quell’insieme di regole,  estranee alla tradizione del torneo cavalleresco ma, purtroppo,  introdotte dal covid.

In quanto,  se il peggio è passato e ad oggi possiamo dire di sì, non bisogna abbassare la guardia e proteggere il ritorno della nostra festa nel giorno in cui ritornerà.

Tornerà alla vita messa in sicurezza in ognuno dei momenti salienti che tradizionalmente ne scandiscono lo svolgimento e la passione popolare.

Arezzo tornerà a trasformarsi dal vivo in ciò che è ed è Terra d’Arezzo un cantico…e  anche di un Saracino day,  in cui vaccinare i partecipanti non ancora immunizzati.

Insomma, ciò che conta è che ci saranno tutte le condizioni per correre giostra! C’è di che essere orgogliosi dei nostri Quartieri!

Alvise Da Mosto
In vita mia finsi di esplorare per commerciare schiavi. Da redivivo in un vicoletto di Arezzo, intestato a mio nome, commercio opinioni mie senza mercato, esplorando un piccolo mondo in cui ognuno di noi è, suo malgrado, schiavo.

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