Una normale mattinata aretina di giallo rafforzato

È bastato un raggio di sole a far ritornare Arezzo alla sua normale bellezza.
Girare senza autocertificazione per le stradine del centro, veder brulicare la gente, ordinatamente mascherata, i negozi con le saracinesche alzate, ti dà un senso di benessere psico-fisico.

Vedi che nuovi negozi stanno sorgendo, come in via Crispi, nuove agenzie in piazza San Agostino, anche se poi molti cartelli affittasi testimoniano i danni di una guerra fattaci da un nemico invisibile, un po’ come gli edifici distrutti dalle bombe.

Che bello salutare le ragazze del Coffee O’Clock finalmente riaperto e vedere qualche faccia che incontravi prima mentre leggevi i giornali.

Sì, gli aretini sono pronti a ritornare alla normalità che però tarda ad arrivare, sentiti i risultati odierni delle statistiche covid.

C’è un maledetto bisogno di socialità perché in questo periodo ci sentiamo tutti più soli.

È una solitudine psicologica mancante di imprevisti, di nuove conoscenze e piena di chiusure.

Come dice Gramellini: la sorpresa non è più contemplata, anzi è temuta: se nel salotto della persona da cui sei in visita entra qualcuno che non conosci, il tuo primo pensiero non è “sarà simpatico?” ma “avrà fatto il tampone?”.

Certo la nostra prossima libertà dobbiamo meritarcela con il buon senso perché se prendessimo per buoni i commenti su facebook di alcuni aretini ci sarebbe da piangere visto che si arriva a contestare il vaccino come un complotto per iniettarci sostanze radioattive per renderci schiavi.
Fra poco si dirà che a chi è vaccinato si apre la barra del telepass gratis a dimostrazione della radioattività inoculata.

Ma gli aretini sono anche dei romantici bonaccioni.
In Sant’Agostino mi sono imbattuto in un manifesto della Angiolina che ricorda che sono passati 50 anni da quando l’abbiamo persa .

 Un modo per ricordare un tempo dove i virus erano solo i grilli che avevamo per il capo.

Intanto godiamoci questo raggio di sole in attesa della riapertura di cinema e teatri.
Vedere il portone dell’Eden chiuso è una vera sofferenza per noi cinefili impenitenti.

Ma sono certo che qualcosa stia cambiando, anche psicologicamente, ci sono tutte le premesse. Ieri notte, per la prima volta da marzo dell’anno scorso ho fatto un sogno erotico.
Sì qualcosa si sta proprio muovendo.

Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook . Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

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