Clima di guerra ad Arezzo

Tra ospedali da campo bombe in chat e kamikaze

È scoppiata la seconda guerra ad Arezzo tra il Sindaco con la sua vice e il direttore generale della Asl D’Urso.

Sì perché c’era già stata una guerra tra questi soggetti, seguita poi da un armistizio durante la campagna elettorale.

Ora le bombe si sprecano, almeno quelle in chat.
Si racconta che quelle arrivate nei cellulari dei dirigenti asl siano particolarmente letali ed hanno un odore di napalm.

La proposta dell’ingegnere sindaco di costruire un ospedale da campo, (dove?, perché? gestito da chi?) dove sarebbero stati portati i feriti dal virus è stata sonoramente bocciata dal direttore generale D’Urso che l’ha chiamata “ una valutazione semplicistica” priva di dettagli fondamentali e quindi irrealizzabile.

Come l’utilizzo di dipendenti comunali per il tracciamento dei contatti che richiede invece professionisti sanitari e non figure improvvisate.

Apriti cielo!

La vice-sindaca Tanti, famosa per il suo savoir faire diplomatico è intervenuta nella vicenda con la grazia di un elefante in un negozio di cristalli:

“La proposta del sindaco Ghinelli non è quella di un ospedale da campo della prima guerra mondiale.

La asl non lo vuole ed allora dico alla Asl che da domani VOGLIO i dati di come vengono trattate le patologie dei raparti “smontati”… VOGLIO sapere quanti posti non covid sono stati soppressi…”

Se non fosse una situazione maledettamente seria noi de l’Ortica aggiungeremmo: VOGLIO la caramella che mi piace tanto, e che fa dudududù…

La risposta di D’Urso è categorica:

La vicesindaca Tanti si assume la responsabilità di compromettere i rapporti tra Comune e Asl.

Ora, secondo voi, ma è questo il momento di fare una guerra simile?

Noi lo capiamo, sarebbe stato un bel palcoscenico vedere il sindaco con la sua tuta militare visitare i feriti dell’ospedale da campo, accompagnato dalla sua sancho-panza con l’elmetto in testa pronta a difendere con la vita il suo don chisciotte.

Intanto alla Asl, tra rabbia e stupore leggono le chat che si susseguono e che non preannunciano niente di buono per la città che è stata inserita tra le undici peggiori città per il covid.

Forse se intanto il Comune facesse controlli più efficaci…

Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook . Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

2 COMMENTI

  1. Ghinelli si è beatificato dei bollettini covid pomeridiani durante la campagna elettorale, irretendo casalinghe disperate , anziani impauriti, giovani familiari in cerca di visibilità e adesso non sanno come fare per arginare l’aumento dei positivi. Arezzo in Toscana è la città con più contagi e allora che si fa? Moviamo le acque, dicono e sparano diversivi come gli ospedali da campo e dipendenti comunali in prestito alle asl , come se questi non avessero niente da fare . Ci facciano un favore, pensino a sistemare questa città, ripulirla , aggiustare le strade e renderla più decente . Lo sa il Sindaco e la sua vice che il sole 24 ore dice che dal 35° posto Arezzo è scesa al 50° grazie a loro?

  2. Mi vengono alcune domande e riflessioni, che mi sarebbe piaciuto leggere al posto delle risposte assolutamente inadatte alla questione ed al momento, risposte date da ambo le parti (per questo mi sarebbe piaciuto vedere anche D’Urso in tenuta da guerra nel simpatico fotomontaggio).

    Riguardo i dipendenti comunali per il tracciamento.
    In cosa consiste l”attività di tracciamento?
    È di tipo assistenziale diretto per cui occorrono competenze specifiche da comunicare o addirittura attuare sul campo durante il tracciamento stesso?
    Se si, è inderogabile venga svolto da personale sanitario.

    È un compito quasi “burocratico”(mi si perdoni il termine) che comporta il contattare i contatti stetti di un caso per comunicare ad essi informazioni di protocolli da seguire?
    In questo caso (o similare) era davvero poco plausibile utilizzare volontari (perché tali persone si sono offerte) per svolgerlo (magari dopo un primo periodo di affiancamento, valido come formazione, al personale sanitario)?

    Insomma, sarebbe stata possibile una valutazione ponderata a partire dal tipo di lavoro che concretamente comporta l’attività di tracciamento, discutendone pro e contro?
    Il problema più non si pone: tali volontari pare affiancheranno le forze dell’ordine nei controlli….immagino quale timore reverenziale ed aura di autorevolezza che susciteranno…(a meno che non fungano da 007 e si dedichino alla sorveglianza in firma di delazione, mettendo a frutto l’innata capacità umana di farsi i cazzi altrui)

    Sugli ospedali da campo (soluzione già attuata da altre realtà, anche a noi vicine).
    Si è valutata l’attuabilita della proposta, luogo idoneo, disponibilità di macchinari idonei, presenza di nuovo personale sanitario (medici militari) a coadiuvare l’operato diedici civili?
    La proposta è stata liquidata previa seria valutazione poiché ritenuta incompleta oppure non è stata neanche presa in considerazione (anche per eventualmente migliorarla se ritenuta opportuna)?

    Infine, esulando da questi due punti. Leggo da varie testate la comunicazione di inizio, a partire dalle scuole, dell’attività di screening di massa (previa adesione).

    Tuttavia non leggo come verrà effettuata.
    O forse mi sono perso qualcosa.
    Eppure sarei curioso di sapere quale metodo di adotterà: tamponi rapidi? Sierologico -come proposto tempo fa?

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