Quella volta che…….Gigi Proietti

Sono passati 20 anni dal mio incontro con Gigi Proietti ma il suo sorriso, il suo garbo e quel saper metterti a tuo agio mi è sempre rimasto impresso nella memoria.
E’ un incontro che spesso rievoco con gli amici proprio per rimarcare la semplicità e l’umanità dell’uomo non essendoci bisogno di farlo per l’attore.

Rimetto indietro l’orologio del tempo e torno a quella mattina di oltre 20 anni fa.
Già allora collaboravo con alcune testate giornalistiche locali.
Al Teatro Petrarca è di scena “Stanno suonando la nostra canzone” spettacolo teatrale con Gianluca Guidi e Maria Laura Baccarini per la regia di Gigi Proietti.
Sono nel mio ufficio quando squilla il telefono.
E’ Alessandro Bianchi che sa del mio amore sviscerato per Proietti e mi chiede se lo accompagno alla conferenza stampa di presentazione della  commedia.
Non me lo lascio ripetere due volte.
Per me è un’occasione unica.
Proietti al di fuori dei suoi personaggi… e quando mai mi ricapita.
Sono emozionato come uno scolaro al primo giorno di scuola.
Entriamo e ci sediamo.

Inizia la conferenza stampa.
Io sono incantato, non mi pare il vero di essere lì.
Al termine ci sono le interviste per TV e radio locali.
Ed è qui che Alessandro compie un gesto che mi paralizza.
Mi passa il registratore e chiede a me di fare  l’intervista.
Non sono preparato, dovevo solo accompagnarlo ma non mi tiro indietro.
Mi tremano le gambe, i polsi ed ogni pezzo di pelle é pervaso da brividi.
Non è paura è qualche cosa di diverso che ancora oggi non riesco a spiegare.
Siamo tutti in fila.
Prima ci sono le TV.

Io ed Alessandro apriamo la serie delle radio.
Tocca a noi. Mi presento e faccio per accendere il registratore quando Proietti mi guarda e fa “A, ma questa è una radio..” “Beh si” rispondo.
E lui con un sorriso cordiale quanto soddisfatto “Allora posso fuma’..”. Toglie dalla tasca una sigaretta l’accende e con garbo, sempre sorridendo, si rivolge al suo intervistatore “Oh, ora se po’ inizia’..”. Un piccolo gesto che ha contribuito a sciogliere tutta la tensione che mi ero creato, a liberarmi dalla troppa ossequiosità.

Proietti mi si era rivelato, in quei pochi secondi, la persona che tutti noi siamo, con le nostre piccole debolezze ma con la grande dote di mettere, comunque, sempre a suo agio l’interlocutore.
Non ricordo le domande.
Ricordo solo che quei pochi minuti sono volati via come nulla, così come le mie ansie.
Il tutto grazie ad un uomo che si è spogliato del personaggio mettendo in primo piano le sue fragilità.

P.S.: mi scuso per il “romanesco”.

Marco Rosati
Prediligo chi pone e si fa domande ed ho terrore di chi ha solo certezze. Non riesco a saziare la mia curiosità. Mi ritengo un “giovane con esperienza” ma, quando ero adolescente, consideravo coloro che oggi sarebbero miei coetanei “vecchi matusalemme”. Ho fatto studi tecnici ma sono appassionato di storia e delle materie umanistiche in genere. Insomma sono un po’ (eufemismo?) complesso.

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