Grand Tour alla Città del Sasso

Viaggio verso i confini dell’aretinità
di Francesco Maria Rossi

 I confini orientali della provincia di Arezzo non dividono, ma uniscono.
Tracciano linee arzigogolate attraversando luoghi poco conosciuti, ma di enorme fascino ambientale, storico e culturale, ove la gente vive ritmi diversi da quelli cittadini, mangia la roba del proprio orto e parla una lingua dolce come quella dei bagnini riminesi.

I comuni di Sestino e Badia Tedalda si proiettano verso la Valmarecchia, il Montefeltro e la Massa Trabaria.
Dalla mitica Città del Sasso (costruita da Cosimo I a metà Cinquecento sul colmo del Sasso di Simone) alla Città dei Diari (la fanfaniana Pieve Santo Stefano), transitando per le alte terre dei borghi agropastorali e dei tartufi, ove giovani contadini e allevatori (incolpevoli giustizieri del vitellone chianino) lavorano in perfetta solitudine, fra una Uaz a metano e un’Ape dalla carrozzeria personalizzata.

Qui, e da nessuna altra parte al mondo, il poeta Tonino Guerra partiva per le sue quotidiane “zingarate” alla scoperta della meraviglia.

Quello che vi proponiamo è un sintetico Grand Tour fotografico all’insegna della riscoperta di un Genius Loci potente e mai sopito, come si evince visitando l’antiquarium di Sestino (colmo di incredibili reperti romani) o qualunque borgo scolpito nel calcare e nella storia, espressione della vera cultura appenninica.

Le foto della treggia agricola, di Augusto Tocci e quella di Tonino Guerra a Ranco le ho scattate anni fa.

Ecco per esempio la Chiesa di San Michele Arcangelo a Casale di Sestino, nascosta fra le case rurali, che mostra nell’abside antiche sculture simboliche raffiguranti mammelle di donne (per la fertilità), croci greche e stilemi animalier.
Nella quale si entra salendo su un gradino ricavato da un’urna romana e poi, appena dentro, si rimane sorpresi e quasi abbacinati per i bianchi stucchi settecenteschi e la statua di San Patrignano, patrono di Fano.

Oppure botteghe multifunzionali che si aprono quasi per miracolo quando il cliente appare, ultimi baluardi della socialità paesana.
Piazze calcinate ove la Movida è solo una colla per le mattonelle e le panchine sono ancora all’ombra di piante secolari non capitozzate dai killer della motosega.

Qualcuno poi ci spiegherà perché Palazzi di Sestino è il “paese dell’Allegria”: noi non abbiamo visto nessuno in giro percorrendolo.
Ma forse è proprio vero, oggi la felicità è soprattutto Tempo, Spazio e Silenzio.

       

Francesco Maria Rossi
Giornalista, scrittore, asparagista, Francesco Maria Rossi trova nell'eclettismo la sua più sincera identità. Appassionato di costume e gossip strapaesano, ha scritto con Giovanni Raspini il galateo L'eleganza del rospo (Cairo). Nel 2017 viene inserito come performer nel catalogo del Museo della Follia / Da Goya a Maradona, a cura di Vittorio Sgarbi. Ha promosso Il museo del kitsch, trash and camp e il Museo di Se Stesso. E' convinto che ogni atto mancato sia un discorso riuscito.

1 COMMENTO

  1. Il mitico Tocci che anusa un tartufo, l’ape conversizzata: già solo per queste 2 immagini FMR merita un premio al suo interminabile genio. Verboso cesellatore dell’aretino parlare, senza mai perder di vista la lingua di Dante. Tra il serio ed il faceto riesce ad esprimere concetti in realtà concreti e profondi, spesso urticanti.

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