Le mascherine non entrano nelle abitudini di molte persone

È un gesto di responsabilità civica: se tutti indossiamo la mascherina, il virus circola di meno e ci si ammala di meno.

Da una recente ricerca condotta dagli scienziati di quattro università texane e californiane, e pubblicata dal National Academy of Sciences, risulta  che indossare le mascherine nei luoghi pubblici è il più efficace metodo per bloccare il contagio tra persone, e che, assieme al distanziamento fisico, all’isolamento e al tracciamento dei contatti, rappresenta il metodo migliore per arginarea pandemia da coronavirus, in attesa del vaccino.

A differenza del distanziamento fisico, le mascherine offrono una forma di protezione anche contro la diffusione del virus le gocce più piccole che emettiamo tossendo o parlando, e che possono rimanere sospese nell’aria anche diverse ore negli ambienti chiusi.

La rivista Lancet ha pubblicato un’analisi di oltre 170 studi, concludendo che le mascherine possono produrre un’ampia riduzione del rischio di infezione,  anche perchè gli asintomatici rappresentano una parte importante degli infetti, e  possono essere contagiosi.

Sono efficaci anche le forme più artigianali di protezione facciali, in cotone, feltro, tessuto non tessuto, nei luoghi chiusi e affollati, anche se non come le mascherine chirurgiche e  quelle con filtri medici.
L’utilità delle mascherine nei luoghi aperti e dove è possibile mantenere il distanziamento fisico di un metro e mezzo, è giudicata dagli esperti, bassa o nulla.

Uno studio della Middlesex University London, e del Mathematical Sciences Research Institute di Berkeley, scopre che sono di più gli uomini, rispetto alle donne, a ritenerle  un segno di debolezza.

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