Il circo in mascherina

Forse non sarete d’accordo, ma a noi piace il circo.
Un mondo in parte anacronistico, fatto di chapiteau a spicchi colorati, carrozzoni un po’ sgarrupati, profumi caratteristici e sauvage.
Fatto di gente di ogni dove, appassionata e semplice, di vite nomadi e spazi condivisi limitati.

La vostra domanda la conosciamo già: ma gli animali come li trattano?
L’altra sera siamo andati allo spettacolo serale qui ad Arezzo (vedi foto, sempre dell’autore), dopo la ripresa post-Covid.
Sono quasi cinque mesi che il circo è bloccato nella nostra città: artisti, tecnici, animali, roulotte.
Ci è sembrato che i cavalli, dromedari, tigri, poni, gnu, zebre, pappagalli (e l’elefantessa) stessero bene, con tutti i limiti di questa accresciuta cattività.
Durante il lockdown, gli agricoltori locali hanno portato il foraggio, e le tigri del Bengala si saranno abituate alla carne di Chianina (la Limousine del supermercato la mangeranno ancora?).

Quello che da veri provinciali quali siamo vorremmo sostenere è che il circo – con tutti i suoi limiti oggettivi – è un mondo autentico, di materia e carne, di talento e sudore.
Uno degli ultimi microcosmi che resistono con pochi spettatori alla forza disumana della virtualità totale, del cloud senza ritorno.

Il circo ha ispirato scrittori, musicisti, registi teatrali e del cinema: Fellini probabilmente, senza il circo sarebbe stato un artista funereo e moralista.
E poi le dinastie, le figlie e i figli d’arte, intere famiglie che lo vivono in modo totalizzante.

Insomma, diteci se siete d’accordo con noi, oppure pensate che siamo dei barbari privi di ogni forma di sensibilità.
Ve ne voglio dire un’altra: noi siamo persino contrari ad abbattere le statue “politicamente scorrette”.
Il Fossombroni ha prosciugato la Valdichiana, eliminando la malaria, ma anche le aree umide di riproduzione di qualche volatile estinto: e loro giù per terra!
Guido Monaco ha inventato le note scritte, ma ucciso le melodia a memoria: giù!
Petrarca non sapeva scegliere fra Cielo e Terra: giù pure lui, se ci riescono, vista la mole del monumento al Prato… Purtroppo per loro ad Arezzo non ci sono monumenti a Cristoforo Colombo e Saddam Hussein.

In conclusione, vogliamo anche consigliarvi un film di “preparazione” allo spettacolo circense: è Trapezio (1954), un melodrammone da triangolo amoroso fra acrobati, che ogni volta che si baciano in volo rischiano la vita a venti metri da terra (senza rete).

Altrimenti restate in casa e sparatevi qualche reality falso come una litografia di De Chirico.
Magari avrete la coscienza a posto, ma anche il cervello vuoto come una zucca senza semi. Coraggio, il meglio è passato.

Francesco Maria Rossi
Giornalista, scrittore, asparagista, Francesco Maria Rossi trova nell'eclettismo la sua più sincera identità. Appassionato di costume e gossip strapaesano, ha scritto con Giovanni Raspini il galateo L'eleganza del rospo (Cairo). Nel 2017 viene inserito come performer nel catalogo del Museo della Follia / Da Goya a Maradona, a cura di Vittorio Sgarbi. Ha promosso Il museo del kitsch, trash and camp e il Museo di Se Stesso. E' convinto che ogni atto mancato sia un discorso riuscito.

LASCIA UNA RISPOSTA