Così passa una gloria

Il 'decano' degli antiquari aretini Giovanfranco Vanneschi

Si dice delle api, scomparissero, giorno infausto per l’umanità.

Mutate le cose che sono da mutarsi, ad Arezzo si dirà degli antiquari e di chi, in genere, abbia bottega di vendita o restauro di oggetti d’arte e di artigianato.

Loro scomparsi in breve, breve tempo e in città resteranno soltanto due categorie commerciali, trascurando qui volutamente le farmacie e i venditori di telefoni: i supermercati e i ristoranti-bar.

Questi ultimi, dal trovarsi in particolare dislocazione e da una loro scelta di specializzazione, avranno la possibilità di ben lucrare; ove si consideri – anche senza bisogno di particolari doti di veggenza – una già affermata tendenza secondo cui è segno di progresso trasformare più o meno storiche platee cittadine (fino a Piazza Grande) in porti di mare, destinati ad accogliere lo sbarco delle ciurme assetate che (specialmente ma non solo) nei fine settimana vi si riversano incontenibili.

Una tendenza che – dando che ancora esista la possibilità di capire dalle piccole le grandi cose – può secondo me vedersi anche nella timida insegna, di ricercato garbo (e non altrimenti avrebbe potuto essere), con su scritto: BAR, che da poco è stata collocata accanto al portone principale di palazzo Lambardi nel Corso, dove si aprono i negozi “SUGAR”.

D’altra parte, io penso che ormai da almeno due decenni tale indirizzo potevasi vedere bene anticipato, considerando quello che i Quartieri organizzano nei giorni del Saracino.

il Ciro

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Redazione
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