Diario di guerra. Cronista de l’Ortica nella trincea della riviera adriatica (video)

Bagnanti in spiaggia nella riviera adriatica
Bagnanti in spiaggia nella riviera adriatica

Visto il clima politico, prima di essere classificato tra gli snob, lascio in fretta e furia le spiagge radical chic di Alberese e mi butto in quelle nazional popolari della riviera adriatica.

In fondo, mi dico, ci abbiamo passato l’adolescenza, che male c’è.
E poi ora si possono fare gratis delle belle escursioni in mare con le moto d’acqua della polizia.

All’arrivo all’albergo la proprietaria sta parlando al telefono con una possibile cliente.
Dalle risposte intuisco le domande:

  • Certo signora che c’è un bel po’ di gente siamo ad agosto!
  • Mangerà quello che le piace.
  • Per sapere esattamente dove siamo guardi Google maps può vedere anche l’albergo.
  • Non è capace? Non ha un nipote che l’aiuta? Si, allora chiami pure il tecnico della Tv e se lo faccia installare.

Sono sempre di più così, mi dice, è dura sopportarli tutti.

Sistemato, chiedo una edicola .

  • Perché lei ancora legge i quotidiani? Le edicole sono quasi scomparse in questo tratto di costa.

In effetti, alla ricerca del giornale, vedo edicole chiuse da tempo sprangate da legni e qualche cartello “vendesi”.
Il quotidiano lo trovo in un bar che vende anche giornali.

  • Oggi con il Corriere c’è anche l’inserto salute, chiedo
  • E no, non mi è arrivato, però più avanti c’è una farmacia.

In compenso la spiaggia da Torre Pedrera a Rimini è uno spettacolo.
Il mare un po’ meno visto che il giorno prima avevano vietato la balneazione per la presenza di Escherichia coli, suscitando la rivolta dei bagnini.

Però il tempo è bello e si sta bene sotto l’ombrellone.

Intanto l’altoparlante annuncia la scomparsa della signora Larssen, austriaca di 52 anni, di grosse dimensioni (così è l’annuncio, come fosse una balenottera) vestita con una camicetta color giallo ocra.

Ma all’improvviso sento un po’ di movimento.

C’è un uomo nero, alto e grosso, che sta creando il panico: vende materiale esplosivo di questi tempi, vende libri.
Vedo un titolo: la vita di Nelson Mandela.
Mi alzo per prendere i sei euro del costo ma quando mi volto il nero non c’è più.
Ci sono le Brigate della Beata Ignoranza che stanno dando la caccia ai venditori ambulanti creando un fuggi fuggi generale.

Grazie ad internet mi aggiorno sulla situazione aretina scoprendo che c’è un serrato dibattito sulla cultura (wow).
L’ingegnere, primo cittadino, con la cultura ad interim ( ed anche ad juventum) per difendere il suo raro festival ironizza su Pupo chiamandolo intrattenitore ( entreneuse): questo risponde stizzito che canterà all’Anfiteatro tutta la Traviata., offrendo ai presenti “gelato al cioccolato”.

Intanto la signora austriaca di 52 anni, non più di grosse dimensioni ma molto voluminosa, non si trova.

Guardo i clienti del bagno.
Gli stranieri hanno tutti almeno due o tre ragazzini.
Gli italiani sono tutti pensionati e di una certa età.
Delle scandinave che una volta affollavano queste spiagge nemmeno l’ombra.
Ogni tanto qualche ragazzino viene ritrovato e sempre l’altoparlante richiama i genitori al bagno n. tot.
Fate veloci – dice uno tattuato con un ragno nel collo- che qui vicino c’è Bibbiano!

Ma il bello doveva ancora avvenire.
La lettura del mio libro è invariabilmente interrotta alle 17,30 da una musica assordante tipo “Romagna mia” mentre l’altoparlante annuncia la distribuzione gratuita di zucchero filato.
Si vedono ragazzini sbucare da ogni dove ma anche vecchi un po’ anchilosati che zoppicando si avviano precipitosamente verso i pentoloni dello zucchero filato.
In pochi minuti c’è una fila lunghissima anche perché ogni stecco richiede un certo tempo per la preparazione.

I primi fortunati si riavviano all’ombrellone con il gomitolo di zucchero filato e gli occhi brillanti di soddisfazione.

L’altoparlante ripete anche nel pomeriggio che la signora austriaca di 52 anni, taglia XXL, con una camicetta color giallo ocra, non è stata ancora trovata.

Ma oramai l’annuncio non interessa più a nessuno.

In fondo non si può voler male a queste zone che hanno visto la nostra adolescenza fare le prime esperienze amorose, che sono state all’avanguardia per locali ed intrattenimento.

Ora, però, si nota una certa fatica ed una certa decadenza un po’ come il paese.

I ritmi latino americani accompagnano il calar della sera perché oramai le discoteche sono sulle spiagge.

Non ci sono nemmeno più le macchinone che giravano con l’autoradio a tutto volume cercando di incantare qualche straniera.

Sarà che questo paese invecchia e non riesce a rinnovarsi.

Domani torneremo ad Arezzo sperando che Pupo non canti la Traviata.

 

 

 

 

 

 

 

 

Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook ( che usa soprattutto per cuccare). Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

3 COMMENTI

  1. Veramente simpatico il tuo Diario di guerra me lo sono letto tutto sperando di sapere il motivo della lunga coda dei bagnanti nella foto…per il bagno in mare?? Per la doccia dopo il bagno in mare??per prendere il posto in spiaggia?? giusto per sapere e per regolarsi…

  2. “Ricordare il passato può dare origine a intuizioni pericolose, e la società stabilita sembra temere i contenuti sovversivi della memoria”. Lo ricordo bene, proprio questo stavo leggendo (compiti delle vacanze…) disteso sotto un ombrellone in queste spiagge – Pinarella di Cervia – la mattina del 4 agosto 1974. Altrettanto bene ricordo come, verso le 11, un uomo prese ad aggirarsi tra i bagnanti gridando, con deciso accento romagnolo: «l’Unità … edizione straordinaria … l’Unità». Il giornale del P.C.I., che quest’uomo stava vendendo, riportava la notizia dell’attentato all’Italicus compiuto di notte alle 1,23 dai neofascisti impegnati nella cosiddetta “strategia della tensione” messa in opera da ben noti apparati statali. Diario di guerra: dodici morti e quarantotto feriti.

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