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Criptofascismo aretino al potere

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Criptofascismo aretino al potere

Letteralmente, il significato di criptofascismo nei testi  recita:” vi si identifica in genere un atteggiamento che presenti caratteristiche affini a quelle del fascismo (o genericamente del totalitarismo), tanto in termini teorici quanto applicativi, oppure ne segua in forma non palese (o addirittura con forme ufficialmente distinte, ma sostanzialmente coincidenti) obiettivi, modi o mentalità.

L’aggettivo ha connotazione negativa ed è in genere usato dagli avversari politici o ideologici, rivolto e riferito a filosofi, politici, movimenti o anche fasi storiche.
Lo si ritrova indirizzato tanto a persone e movimenti di destra, come di centro, come pure all’interno della sinistra”.

Ecco, con il passaggio al gruppo misto della Cornacchini oggi, e di Rossi e Roberto Bardelli ieri, si configura chiaro e più che mai, se mai ci fossero stati dubbi, che il governo del Comune di Arezzo è senza dubbio criptofascista.

A comandare, nella teoria e nella pratica è il triunvirato Ghinelli – Comanducci – Gamurrini in modo che pare assoluto e totalitario, senza tenere conto del parere delle altre figure del consiglio comunale.

Un assolutismo che nuoce sicuramente a tutti, poiché senza un confronto, ed anche una diversa veduta di intenti, all’interno di un area politica, viene meno il concetto stesso di democrazia.

L’opposizione (sia PD che grillina) è obbiettivamente debole e inefficace, ma ciò non toglie che i modi e l’immagine pubblica che i tre esplicitano è più apparenza che sostanza, tra plateali inaugurazioni, comunicati eclatanti e tagli di nastri a favore di stampa ed opinione pubblica.

Il malessere interno del centrodestra cittadino oggi è ancora più evidente, ma quello che infastidisce di più è l’arroganza che trasmette il triunvirato, che non sfugge né al cittadino, che non è stupido, né  a chi fa politica in consiglio comunale.

Arezzo non ha bisogno di mini gerarchi che fanno propaganda, ma di amministratori che lavorano sodo, anche in silenzio e umilmente, per risolvere i problemi della città.

I riflettori e i flash dovrebbero essere appannaggio delle star del cinema e non di chi amministra il bene comune.

 

 

 

Il Burattino
Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

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