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S’artorna a rezzo? (due)

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S’artorna a rezzo? (due)

L’altro giorno la mi’ Cesira dai dolori ‘n se muviva.
Me toccò piglia’ la corriera per vire da ‘Ntrìa verso Rezzo.
E sta zitto ch’a la Catona c’han misso la farmacia: quela de la Nunziata che prima era in via Cavour.
La farmacista la conosco, n’ha fatto ’n tempo a vedemme ch’ha capito che vulivo ‘na pomata pe’ la Cesira.
Ma ora m’ha ditto che pe’ dolori usa ‘l cerotto.
M’ha ‘nsegno come mettelo e m’ha ditto che tocca teneccelo tutta la notte.
Davanti a la farmacia vendon anche la robba de’ casa: me so’ accordo che ‘ncasa c’è ‘na scopa mezza finita.
N’ho preso una nova e anco du’ chiodi che fan sempre commedo.
Viniva giù come Dio la comanda e n’aìvo manco preso l’ombrello.
‘L peggio n’era pe’ aspetta’ la corriera, era come me sarebbi mollo per arivare a casa quando la corriera argirava a ‘Ntrìa.
So’ arivato a casa che i panni ereno da strizzasse.
Ma prima ho ditto a la Cesira che ‘nvece de la pomata se duviva mettere ‘l cerotto.
‘Ne vuliva sapenne.
A la fine l’ho cunvinta quande l’ho fatto vede’ anche la scopa nova.
E me so’cavato i panni molli.

S’artorna a rezzo? (uno)

Campano a martello
Campano a martello
Niente paura: il campano di Palazzo Cavallo ha suonato a martello una volta sola, e per sbaglio. Successe il 16 luglio 1944 quando per festeggiare la liberazione di Arezzo, chi salì sulla torre, era troppo felice per pensare ai significati dei rintocchi. Bastava che il campano tornasse a suonare. Anche ora il campano vuol suonare come quel giorno di festa: agli aretini di allora bastò che suonasse, non importa se a martello, per sentirsi finalmente liberi. Perché non dovrebbe bastare anche agli aretini di oggi che suoni a martello anche per sbaglio, purchè risvegli la città dal sonno e festeggi una nuova conquista di libertà?

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