Banca Tirrenica e Ghinelli chiama il comune Palazzo Pedalò

Banca Tirrenica? Come nome può andare bene. Benino, diciamo.
Però, c’è bisogno di qualche correzione, immediatamente.
E per ottenerla il sindaco si deve dare da fare con Ubi.
Prima che arrivi l’estate.

E’ sovranista o no il buon Ghinelli?
Se sì, bisogna che ottenga la denominazione di Banca Trasimena.
Oppure un radicale cambiamento dentro la sede centrale dell’istituto di credito.
O, in alternativa, bisogna che ribattezzi il Comune e da Palazzo Cavallo gli cambi la denominazione in Palazzo Pedalò.

Altrimenti non ha senso denominare Banca Tirrenica la storica banca principale di una città dell’entroterra che dista dal mar Tirreno un 200km.
Peggio ancora se Ubi l’avesse chiamata Banca Adriatica.
Cazzo!
Per arrivare a quell’altro mare, da Arezzo la strada è tutta curve!
Oppure bisogna affrontare le buche della 2Mari.

La politica si deve dare da fare. Agire sui poteri forti.

Sul PD non c’è da contare. Però anche sui sovranisti c’è da dubitare.

Che fossero da spiaggia il sospetto c’è da sempre. Che ad Arezzo il sovranismo sia il litorale dei tipi da bagnasciuga era chiaro.
Anche prima che Ubi ribattezzasse Banca Etruria era evidente.
Ma nessuno credeva che questo sovranismo à la page fosse schiuma.
E se con la schiuma di mare solitamente si fanno le pipe.
Ad Arezzo ci si fanno le pippe.

Quasi come quella notte del 2015 in cui il governo Renzi fece diventare un incubo le obbligazioni secondarie che fino al giorno prima erano un’ opportunità non malvagia di investimento per i piccoli risparmiatori, ecco che arriva il giorno di un altro tsunami, un giorno in cui annega definitivamente un pezzo importante della storia di Arezzo.
E che pezzo, la banca, che da Nuova Banca Etruria, come si chiamava dopo il disastro, finisce sotto il maremoto della nuova denominazione di Banca Tirrenica.

Un appellativo che si accorda con il nome con cui la banca era nata ad Arezzo solamente in base alla teoria dei Pelasgi, secondo cui gli etruschi si chiamavano tirreni.
Ma questa non è una consolazione.
E’ una pippa.

Se Arezzo accetta supinamente la cacciata dell’Etruria dalla denominazione della banca è come se Roma abdicasse sul Colosseo, Parigi sulla Torre Eifell, Berlino su Alexanderplatz, Atene sul Partenone.
E’ come se Gello rinunciasse ai matti e non si potesse più dire I matti di Gello.
Come se il Fei diventasse un fico e non si potesse più dire Brutto come il Fei.
Come se le donnine e i trans cambiassero toponimo e non si potesse più andare dal Mazzi.

I nostri sovranisti da spiaggia non hanno niente da ridire?
Eppure lo sanno, sanno che noi di Arezzo città non si va in Versilia d’estate.
Noi si va al Lago, al Trasimeno.
Almeno che Ubi ci faccia un pensierino su questo, riconsiderando se non sia più appropriato ribattezzare la Nuova Banca Etruria in Banca Trasimena.
Una volta si investivano le giornate estive anche alle piscine Florida.
Ecco: il nuovo padrone la potrebbe chiamare Banca Florida.

Ma Tirrenica, no, cazzo, no. A meno che…

A meno che la sede centrale di Banca Tirrenica non accolga d’ora in poi la clientela con aperitivi e feste come in una spiaggia versiliana, offrendo piatti di cacciucco tirrenico.

Bisogna che i nostri sovranisti si diano da fare a questo scopo, a cominciare dal sindaco.
Si diano una svegliata se vogliono ottenere da Ubi uno stile conforme, se non alla storia della banca nata ad Arezzo, almeno alla sua nuova denominazione.

Altrimenti sarà vero e non una maldicenza che con il loro sovranismo si fanno le pippe, come altri fanno le pipe con la schiuma di mare.

Felice Cini
Mi piacerebbe essere Tristano ma sono Felicino, vorrei essere qualcuno ma sono nessuno. Mi piacerebbe raccontare qualcosa di buono ma non ho argomenti. Vorrei un argomento positivo sul mondo che ci circonda ma non mi piace granché ciò che ci circonda. Scrivo su l'Ortica per la mia passione per ciò che non va bene. Mi assomiglia.

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