Ad Arezzo la truffa dei “finti carabinieri” torna a colpire, con il solito copione vigliacco: telefonata allarmante, parente nei guai, autorità inventate e anziani presi di mira come fossero sportelli bancomat con le gambe. Solo che questa volta il teatrino è finito prima dell’ultimo atto.
Un uomo di 35 anni, originario della provincia di Napoli, è stato arrestato dopo essersi presentato a casa di una donna di 62 anni residente ad Arezzo, spacciandosi per appartenente alle Forze dell’Ordine. Alla vittima avrebbe raccontato che l’auto del padre defunto era stata utilizzata per commettere una rapina e che, per scagionarla da ogni responsabilità, sarebbe stato necessario confrontare l’oro in suo possesso con quello oggetto del reato.
Una scusa talmente assurda che farebbe arrossire anche una sceneggiatura scritta male, ma quando si gioca sulla paura e sulla fiducia nelle divise, purtroppo, il trucco può funzionare.
La donna, convinta dal racconto, ha consegnato un sacchetto contenente anelli, bracciali e collane in oro. Nel frattempo, secondo quanto ricostruito, il convivente sarebbe stato invitato a recarsi al Comando Provinciale dei Carabinieri per firmare alcuni presunti atti.
A far saltare il piano è stato il racconto della vittima a un nipote, carabiniere vero, che si è subito insospettito e ha contattato la Centrale Operativa della Compagnia di Arezzo. Da lì è partita immediatamente la macchina dei controlli, quella vera, non quella da recita telefonica.
I Carabinieri della Compagnia di Arezzo si sono messi sulle tracce dell’uomo sulla base delle descrizioni fornite dalla donna. Poco dopo, il 35enne è stato rintracciato alla stazione ferroviaria di Arezzo grazie all’intervento congiunto del personale della Squadra Mobile della Questura aretina, della Polizia Ferroviaria e dell’Arma dei Carabinieri.
La perquisizione personale ha permesso di recuperare l’intera refurtiva, poi restituita alla vittima. L’uomo è stato arrestato per truffa e accompagnato alla casa circondariale di Arezzo, a disposizione della Procura della Repubblica.
Gli accertamenti proseguono per capire se il 35enne possa essere coinvolto in altri episodi simili nel territorio provinciale.
Resta l’amara morale, ormai tristemente nota: nessun carabiniere, poliziotto o pubblico ufficiale chiede oro, gioielli o denaro per “verifiche”, “cauzioni” o “controlli”. Quando succede, non è lo Stato che bussa alla porta: è un truffatore che spera di trovare paura, solitudine e buona fede. E purtroppo sa benissimo dove andare a cercarle.


