Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli
📄 FONTE comunicato stampa del Comune di Arezzo
Ad Arezzo c’è una nuova emergenza, e no, stavolta non riguarda buche, parcheggi, rotonde o il solito tombino che fa curriculum. La scadenza da segnare in rosso sul calendario è aprile 2027, quando il vigente Piano Operativo comunale arriverà al capolinea. E siccome l’urbanistica, come noto, è quella disciplina capace di trasformare un modulo in un romanzo russo, l’assessore Angiolino Piomboni ha deciso di richiamare tutti all’ordine.
Il tema è semplice, si fa per dire: ci sono numerose pratiche urbanistiche ancora aperte, alcune già passate dal Consiglio Comunale e in attesa dell’approvazione definitiva, altre ferme in istruttoria, altre ancora sospese in attesa di integrazioni. Tradotto dal burocratese: c’è gente che aspetta, uffici che lavorano, carte che girano, timbri che meditano e procedimenti che rischiano di diventare reperti archeologici prima ancora di vedere una gru.
Nel mucchio ci sono varianti urbanistiche, piani attuativi, progetti unitari convenzionati, permessi di costruire convenzionati, varianti SUAP, interventi di recupero, aree produttive, trasformazioni e strutture turistico-ricettive. Insomma, tutto quel meraviglioso campionario amministrativo che fa capire perché in Italia per spostare un muro serve più coraggio che per attraversare l’Appennino a piedi in ciabatte.
Piomboni ha spiegato che la priorità sarà portare a conclusione tutti i procedimenti che possono essere definiti durante la vigenza dell’attuale Piano Operativo. Perché, una volta scaduto il piano, molte previsioni rischiano di perdere efficacia se non completate nei termini. E sarebbe un peccato, soprattutto dopo anni passati a produrre documenti, allegati, osservazioni, controdeduzioni e quelle belle parole che fanno sembrare l’edilizia una seduta spiritica.
L’assessorato all’Urbanistica avvierà quindi un monitoraggio puntuale delle pratiche ancora aperte, con particolare attenzione a quelle che rischiano di non arrivare in tempo al traguardo. L’idea è contattare direttamente cittadini, professionisti e imprese che hanno procedimenti sospesi o documentazione da integrare, così da permettere loro di completare quanto richiesto e proseguire l’iter.
In pratica, il Comune proverà a fare quello che ogni cittadino sogna da sempre: non limitarsi a dire “manca un documento”, ma accompagnare la pratica fino alla conclusione. Una visione quasi rivoluzionaria, roba da far tremare i faldoni negli armadi.
L’assessore ha ribadito che l’urbanistica deve offrire regole certe e tempi certi. Due concetti che, messi insieme nella stessa frase, in Italia sembrano quasi fantascienza amministrativa. Ma tant’è: nei prossimi mesi l’assessorato seguirà le pratiche più significative, con l’obiettivo di non perdere opportunità di sviluppo sostenibile per motivi esclusivamente procedurali.
Ora resta da vedere se la macchina comunale riuscirà davvero a correre più veloce della clessidra. Perché aprile 2027 sembra lontano, ma nell’urbanistica aretina un anno passa in un attimo: soprattutto se il documento giusto finisce sotto quello sbagliato, nel cassetto accanto alla penna che non scrive.


