Allo stadio Comunale di Arezzo la passione amaranto è uguale per tutti. Il tragitto per arrivare agli spalti, a quanto denunciano i tifosi della Fossa Arezzo, un po’ meno. C’è chi può lasciare l’auto vicino all’impianto e chi, pur avendo difficoltà motorie, deve affidarsi a un parcheggio più lontano e a una navetta. Insomma, il calcio è uno sport di squadra, ma per raggiungere la tribuna qualcuno deve disputare anche una prova a ostacoli.
Da oltre un mese la Fossa Arezzo protesta contro la nuova organizzazione dei parcheggi nelle vicinanze dello stadio. Secondo il gruppo, alcuni spazi precedentemente accessibili alle persone con disabilità sarebbero stati destinati ai possessori di pass VIP, lasciando vicino all’impianto soltanto determinate categorie di autorizzati. È una contestazione dei tifosi, non un dato che possiamo considerare verificato senza conoscere il numero dei posti e i criteri di assegnazione.
La protesta è diventata visibile anche sull’asfalto: davanti allo stadio sono comparsi simboli della carrozzina dipinti in alcuni stalli, accompagnati da striscioni che chiedono rispetto per le persone più fragili. «È una questione di umanità», si legge su uno. Su un altro: «Fuori i macchinoni, dentro chi ne ha davvero bisogno».
Nel comunicato diffuso sui social, la Fossa Arno spiega che inizialmente le persone con disabilità sarebbero state indirizzate verso il parcheggio del campo da baseball, a diverse centinaia di metri dall’impianto. In seguito, il Comune, con la collaborazione di Misericordia e Croce Bianca, avrebbe predisposto un servizio navetta. Che, secondo le testimonianze richiamate dai tifosi, non sarebbe però sufficiente a risolvere le difficoltà di chi lo utilizza.
E qui nasce una domanda poco satirica: se una persona ha serie difficoltà a camminare, è davvero ragionevole considerare equivalente un posto vicino allo stadio e uno raggiungibile soltanto tramite un servizio di trasporto? La navetta può essere un aiuto, ma la sua presenza, da sola, non dimostra che ogni esigenza di accessibilità sia stata soddisfatta.
La Fossa Arezzo se la prende anche con la stampa cittadina, accusata di essersi voltata dall’altra parte. L’accusa è categorica, ma non cancella gli articoli già dedicati alla vicenda. Piuttosto, invita a fare una cosa che al giornalismo dovrebbe riuscire abbastanza naturale: continuare a fare domande finché non arrivano risposte precise.
Per esempio: quanti posti auto vicini allo stadio sono destinati ai pass VIP? Quanti sono riservati alle persone con disabilità? Quali condizioni permettono di accedere all’area più vicina? E chi verifica, concretamente, se il servizio navetta funziona per tutti gli utenti che ne hanno bisogno?
Spetta alla S.S. Arezzo e agli enti coinvolti chiarire questi punti, anche alla luce delle contestazioni avanzate dai tifosi. Non serve inventarsi un derby fra VIP e disabili. Servono dati, criteri trasparenti e soluzioni effettivamente accessibili.
Perché ad Arezzo si può anche discutere per novanta minuti di un rigore non dato. Ma sul diritto di arrivare allo stadio senza ostacoli evitabili sarebbe meglio non andare ai supplementari.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali e una protesta pubblica, distinguendo le denunce dei tifosi dalle circostanze ancora da verificare.

