Colpisce anche AREZZO la vasta operazione condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Perugia – G.I.C.O., che hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro e contestuale confisca di quote societarie, conti correnti, beni mobili e immobili per un valore complessivo superiore a 4 milioni di euro.
Il provvedimento riguarda un imprenditore di origini romane, residente per diversi anni in Umbria, riconosciuto come soggetto connotato da “pericolosità sociale”, in quanto abitualmente dedito a traffici delittuosi dai quali traeva sostentamento per sé e per i propri familiari, ai sensi del D.Lgs. 159/2011.
Società e terreni anche in provincia di AREZZO
L’operazione ha interessato in modo significativo il territorio di AREZZO. Tra i beni sequestrati figurano infatti 6 società con sedi tra le province di AREZZO, Perugia e Roma, oltre a 12 fabbricati e 39 terreni situati in particolare tra Lucignano (AR) e Subbiano (AR). Sempre a Lucignano è stato posto sotto sequestro un impianto fotovoltaico di ingente valore. Tra i beni figura anche un claviorgano antico di particolare pregio.
I capitali illecitamente accumulati sarebbero stati convogliati su conti correnti accesi presso istituti di credito situati a Perugia e AREZZO, per poi essere reimpiegati nell’avvio e nella gestione di attività economiche riconducibili all’indagato.
Le accuse: truffe, abusivismo finanziario e autoriciclaggio
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo sarebbe stato promotore e direttore di un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio. In particolare, avrebbe messo in atto una serie di truffe e condotte di abusivismo finanziario ai danni di numerosi risparmiatori.
Alle vittime veniva proposta la gestione di ingenti somme di denaro con la promessa di investimenti in fondi esteri altamente redditizi. In realtà, secondo l’accusa, i capitali venivano trattenuti indebitamente e utilizzati per fini personali e per finanziare ulteriori attività economiche, configurando anche i reati di autoriciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita.
Il provvedimento del Tribunale
Il decreto è stato emesso, su proposta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, dalla Sezione Misure di Prevenzione, che ha ritenuto il patrimonio dell’imprenditore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta.
Nel corso delle udienze, le giustificazioni fornite dal promotore finanziario non sono state ritenute sufficienti a dimostrare la liceità dei flussi di denaro impiegati per l’acquisto dei beni, molti dei quali situati proprio in provincia di AREZZO. È stata quindi riconosciuta la sproporzione patrimoniale e disposta la confisca dei beni, affidati ora a un amministratore giudiziario.
L’operazione conferma l’impegno della Guardia di Finanza nel contrasto ai patrimoni illecitamente accumulati e nella tutela della legalità economica, con ricadute concrete anche sul territorio di AREZZO, dove sono concentrati numerosi beni oggetto del provvedimento.

