Qui un si capisce più nulla. Il centrodestra aretino pare la tombola di Natale: ognuno tira i numeri suoi e alla fine vince la nonna. E nel mezzo spunta Cristiano Romani, che piglia il microfono in piazza San Jacopo e dice chiaro e tondo: “Noi Sugar un s’appoggia. È una brutta operazione, e pure fatta male”.
Dietro di lui c’è Futuro Nazionale, il partito legato al generale Roberto Vannacci, che ad Arezzo ha deciso di fare sul serio: tesseramento aperto, gazebo in piazza e via andare.
Nel frattempo, nel grande risiko del centrodestra, c’è chi – con la benedizione di Fratelli d’Italia – spinge per candidare l’imprenditore della moda Beppe Angiolini, detto Sugar. Ma Romani non ci sta: “È un’operazione che fa danno alla città”. Tradotto dal politichese: non ci piace punto e basta.
E rincara la dose: “Il centrodestra ad Arezzo un esiste più, s’è spostato a sinistra”. Insomma, secondo lui l’area è rimasta orfana e tocca a FN rimettere la bandiera nel campo. E se un si trova un accordo? “Mi candido io”. Così, senza tanti fronzoli. Con una lista civica bella caratterizzata, perché il simbolo ufficiale – essendo in fase costituente – ancora un si può usare.
Tra una stoccata e l’altra, Romani ne ha pure per chi viene dal passato: giudizio negativo sull’era Giuseppe Fanfani e frecciatina a Pasquale Giuseppe Macrì. E quando tira in ballo pure il sindaco Alessandro Ghinelli, ricordando che avrebbe definito Angiolini “radical chic”, l’aria si fa ancora più pepata.
Poi però apre uno spiraglio: dialogo possibile con Marcello Comanducci, che s’è già mosso in autonomia insieme a Gianfrancesco Gamurrini. “Comanducci è uno che non ha mai piegato la testa”. Traduzione: se si vuol fare un fronte di destra vero, si può parlare.
Morale? Ad Arezzo il centrodestra pare un puzzle con i pezzi di scatole diverse. E mentre gli altri cercano l’incastro, Romani apparecchia la tavola e dice: “Se un vi mettete d’accordo, faccio da me”.
E la campagna elettorale, prima ancora di cominciare, è già diventata un derby da curva Minghelli… ma con più giacche e meno sciarpe.

