Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli
📄 FONTE: comunicato stampa PD Arezzo
Oh via, si torna a parlare della vecchia Ferrovia dell’Appennino Centrale, la cara vecchia Arezzo–Fossato di Vico, proprio in occasione della Giornata delle Ferrovie Dimenticate. E dimenticata, diciamocelo chiaro, qui è stata per davvero.
Quella linea lì, che una volta attraversava boschi, gallerie e panorami da cartolina tra Arezzo e Palazzo del Pero, oggi casca a pezzi. Quattro gallerie son già venute giù, altre son pericolose da far paura. E non perché sia passata la guerra: semplicemente perché per anni nessuno c’ha messo mano. Zero manutenzione, zero interventi, zero di zero.
E pensare che nel 2021 il Consiglio comunale aveva anche votato all’unanimità un atto d’indirizzo per lavorare alla ciclovia dei “Due Mari”, recuperando dove possibile il tracciato della vecchia ferrovia. Tutti d’accordo, pacche sulle spalle e buone intenzioni. Poi? Poi il nulla. Silenzio di tomba. Anzi, di galleria.
Sia chiaro: nessuno dice che si debba riaprire tutto com’era. Mettere in sicurezza tutte le gallerie costerebbe un monte di soldi. Ma almeno provarci su un pezzo, salvare il salvabile, sarebbe già qualcosa. Perché il vero pericolo non è il costo: è l’immobilismo. Se si continua così, tra un po’ non ci sarà più nulla da recuperare.
E sarebbe un peccato grosso. Perché inserirla davvero nella ciclovia regionale dei “Due Mari” vorrebbe dire portare turismo lento, biciclette, famiglie, valorizzare le frazioni, collegarsi alla Ciclovia dell’Arno e al Sentiero della Bonifica. Un percorso che potrebbe diventare pure un itinerario culturale, legato ai luoghi di Piero della Francesca. Mica robetta.
Intanto però, mentre in altri territori i lavori partono e i finanziamenti si spendono, ad Arezzo si resta alle parole. E meno male che ci sono le associazioni, come il Dopolavoro ferroviario, che tengono viva la memoria di quel binarino a scartamento ridotto. Senza di loro, sarebbe già tutto coperto da rovi e silenzio.
Ora si dice: speriamo nella prossima amministrazione. Bene, speriamo davvero. Ma nel frattempo, diciamola tutta come si dice al bar: va tutto bene il patrimonio da salvare, la ciclovia, il turismo lento… ma prima tappiamo le buche nelle strade e leviamo l’immondizia dai boschi. Poi magari si riparla anche dei treni.

