Altro che prosa e avanguardia: dietro al Teatro Tenda è in corso uno spettacolo fisso, a ingresso libero e olfattivamente impegnativo. Siamo ad Arezzo, dove qualcuno ha deciso di allestire una discarica abusiva in stile installazione artistica post-sbornia.
Dietro al Teatro Tenda non si recita: si butta. E si butta con costanza, metodo e una creatività che manco ai bandi regionali.qui l’inciviltà ha trovato casa tra rovi ed edera e ormai paga pure l’affitto.
La scenografia è da premio: bottiglie, lattine, plastica a chilometro zero, cartacce d’annata e un carrello della spesa buttato come un rottame dopo una rapina al reparto biscotti. Ma il vero colpo d’occhio è lui: un reggiseno rosso, disteso con grazia sula vegetazione, come se stesse facendo strip-tease per un platano.
La prova che qui non si getta a caso, qui si lascia il segno. Erotismo urbano, versione “puzza e zanzare”.
Qui si segnala la resa dei conti sentimentale. Quel reggiseno non è un rifiuto, è una testimonianza. Un messaggio. Forse una tragedia d’amore, forse una notte brava finita male. Di sicuro, nessuno è tornato a riprenderselo.
Completano l’opera un tubo flessibile da doccia – perché anche nel degrado qualcuno pensa ancora all’igiene – un graffito che recita chiaramente “Merde”, più che street art un giudizio universale, e una vegetazione ormai rassegnata a convivere con l’umanità peggiore. È come se gli alberi sussurrassero: “non ce la facciamo più”. La natura resiste, sì, ma solo perché non ha le gambe per scappare.
Il capolavoro è la posizione: dietro un teatro. Gente che paga per vedere l’assurdo sul palco, mentre fuori l’assurdo è vero, permanente e non fa sconti. Questo non è degrado: è abitudine. È la monnezza che mette radici perché tanto nessuno la leva, nessuno vede, nessuno paga.
Morale: ad Arezzo il decoro urbano è un optional, l’inciviltà una certezza. E dietro al Teatro Tenda lo spettacolo continua, replica dopo replica. Peccato che faccia schifo.















