Ci sono domande che accompagnano a lungo la vita.
Servono quando si è giovani, quando tutto sembra aperto, quando capire appare necessario.
Poi, arrivati a una certa età, qualcosa cambia.
Non all’improvviso, non per scelta.
Semplicemente, alcune domande smettono di…bussare.
Non perché abbiano trovato risposta, ma perché non sono più indispensabili.
Capire tutto non è più una priorità.
Spiegare, spiegarsi, ricostruire i passaggi perde importanza.
Con il tempo si smette di interrogare il passato.
Non viene rimosso, ma lasciato fermo, nel punto in cui si è concluso.
Anche il futuro pesa meno.
Non perché non esista, ma perché non ha bisogno di essere anticipato.
Si è serenamente curiosi di vedere cosa ci porta la marea…
Abbiamo tanto navigato che sappiamo reggere i colpi e il timone.
La vita, nel bene e nel male, ci ha fortificato.
Arriva un momento in cui si abbandona la contabilità emotiva:
quanto si è dato, quanto si è ricevuto, quanto sarebbe stato giusto.
Quel tipo di bilancio non porta pace.
Non tutto, col senno di poi, deve insegnare qualcosa.
Ci sono esperienze che non migliorano e non spiegano.
Fanno parte del percorso, e tanto basta.
Questa disposizione è difficile da comprendere prima.
Richiede tempo, attraversamenti, perdite.
È una forma di essenzialità che matura lentamente.
Non è distacco.
Si accoglie.
Si è grati del percorso ed è un modo più quieto di stare nella vita.
S.S.C.

