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Rame amaro al camposanto; ripulito il cimitero di Tegoleto: via grondaie e arredi. I morti tacciono, i vivi imprecano

Via il rame dalle tombe, resta la rabbia del paese: “manco i morti si rispettano più”

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Rame amaro al camposanto; ripulito il cimitero di Tegoleto: via grondaie e arredi. I morti tacciono, i vivi imprecano

Via il rame dalle tombe, resta la rabbia del paese: “manco i morti si rispettano più”

Notte fonda, silenzio sacro e… clang! Sparisce il rame. Al cimitero di Tegoleto qualcuno s’è portato via grondaie e arredi funebri come se fossero cocomeri maturi. La denuncia l’ha fatta l’amministrazione comunale, mentre i carabinieri di Badia al Pino frugano tra le tombe cercando tracce, impronte e magari anche un po’ di rispetto, se lo trovano.

Il bottino è di quelli che non fanno ricchi ma fanno rabbia: rame strappato, decoro calpestato e quel senso di “ma dove s’è arrivati?”. Il camposanto saccheggiato: manco i defunti si salvano più. E intanto il paese borbotta, perché qui la pazienza è finita da un pezzo.

Sui social è partito il bar sport del malumore, con commenti che vanno dal sarcasmo amaro al rosario di improperi. C’è chi chiede “una didascalia” (come se servisse), chi spera che i soldi finiscano “in farmacia”, chi spara proverbi antichi come sentenze, chi urla allo schifo e chi corregge pure il nome del paese: Tegoleto, non Telegoleto!
La rabbia ribolle, le tastiere fumano, e qualcuno invoca soluzioni drastiche che è meglio lasciar stare. Perché se il rame luccica, la testa a volte no.

Il fatto resta: rubare ai morti per rivendere il rame è roba che fa voltare lo stomaco. Qui non è questione di ideologie, ma di decenza minima sindacale. Le indagini vanno avanti; intanto al cimitero restano i segni del passaggio e un silenzio ancora più pesante.

Morale dell’Ortica: quando si ruba ai morti, vuol dire che la misura è colma e il cervello è rimasto a secco. E il rame, per quanto renda, non ripaga la vergogna.

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Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni (nato il 1° aprile di un anno imprecisato, perché gli piace mantenere un alone di mistero) è un giornalista, scrittore e debunker di professione, noto per il suo acume nel smontare bufale e teorie del complotto con una buona dose di ironia. Cresciuto tra vecchie macchine da scrivere, giornali ingialliti e discussioni animate al bar, sviluppa fin da giovane un'insana passione per la verità… e per il caffè corretto. Dopo una laurea mai del tutto confermata in Giornalismo Investigativo presso l'Università della Vita e un master in Sarcasmo Applicato, si dedica alla sua missione: scovare fandonie, ridicolizzare fake news e dare il tormento ai complottisti più fantasiosi. Ha collaborato con testate inesistenti come Il Giornale delle Bufale, La Verità (Quella Vera) e Fact-Checker’s Monthly, oltre a essere autore del bestseller immaginario "La Terra è rotonda e altre scomode verità". Attualmente vive tra la redazione e i social, dove smonta quotidianamente le teorie più assurde con il suo motto: "Una bufala al giorno toglie il neurone di torno". Se lo cercate, probabilmente sta battibeccando con qualche utente convinto che gli Illuminati controllino il meteo.

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