Nel tratto del Sentiero della Bonifica, tra Ponte alla Nave e Chiani, poco prima del passaggio a livello, c’è ‘na scena che pare uscita da un film dell’orrore girato male e senza regista: un forno buttato lì, piantato come ‘na bestemmia nel verde, a far da monumento universale al “chissenefrega”.
Lì accanto scorre fiero il Canale Maestro della Chiana, un volta meta di pescatori veri, gente col culo freddo e le mani che puzzavano di pesce, mica di chiacchiere. Ora? Silenzio, erbacce e ‘sto forno defunto, abbandonato come un ideale politico dopo le elezioni.
Qualcuno, con la fantasia d’un assessore in gita premio, avrà pensato:
“Facciamo ‘n servizio nuovo pe’ i pescatori: pescato e cotto, senza perde la freschezza!”
Sì, certo. Peccato che i pescatori ‘un ci sono più, il pesce manco, e l’unica cosa che cuoce è la pazienza di chi passa di lì.
Il forno ‘un serve a ‘na sega.
‘Un scalda, ‘un cucina, ‘un’arreda.
Serve solo a ricordarci che in questo paese si inaugura tutto, ma ‘un se leva mai ‘na sega de niente.
Il Sentiero della Bonifica doveva essere natura, decoro, rispetto. Invece c’è ‘sto elettrodomestico cadavere, lasciato a marcire come le promesse.
O lo levate di culo, o almeno metteteci sopra ‘na targhetta:
“Qui giace il cervello di chi l’ha abbandonato e di chi dovrebbe controllare.”
Perché va bene tutto, ma lascià un forno a morì lungo un sentiero pubblico è roba da bischeri con delega. E di bischerate, francamente, ’un se ne digerisce più manco cotte a 250 gradi.








