POPPI – È bastata una spolverata d’Epifania, due fiocchi due, e a Poppi è scattato il piano emergenza stile Groenlandia. Scuole chiuse, bambini a casa, genitori in modalità “arrangiati come puoi” e Comune che, per sicurezza, ha deciso che davanti alla neve è meglio fare come davanti ai problemi: abbassare la saracinesca.
A storcere il naso (e non per il freddo) è il gruppo di opposizione Poppi nel Cuore, che chiede spiegazioni al sindaco Federico Lorenzoni: perché tutta questa fretta? Perché trasformare una nevicata normale – roba da calendario, non da Protezione Civile nazionale – in un evento apocalittico degno di un film catastrofico?
Secondo l’opposizione, la neve era prevista da giorni. Non una sorpresa, non un agguato meteorologico. In Casentino, poi, nevica. Succede. È successo. Succederà ancora. Ma stavolta pare che il fiocco abbia colto impreparata l’amministrazione, che ha preferito la soluzione più semplice: chiudere tutto e via.
A mettere il dito nella neve è il capogruppo Carlo Toni, che tradotto in vernacolo dice più o meno: “Se ogni nevicata diventa un’emergenza, a febbraio si fa lezione su Zoom e a marzo si chiude per vento”. La prudenza va bene, per carità, ma la scuola è un servizio pubblico, non un optional stagionale.
Il bello – si fa per dire – arriva guardando la mappa del territorio: stesso freddo, stessi fiocchi, decisioni opposte. All’ITIS “Fermi” gli studenti del plesso di Poppi a casa sotto le coperte, quelli di Bibbiena regolarmente in classe. Pochi chilometri di distanza e due universi paralleli. Evidentemente la neve a Bibbiena scivola meglio.
Capolavoro finale alla scuola dell’infanzia “La Torricella”: chiusa. Accanto, stesso piazzale, stesso freddo, stesso cielo, asilo nido aperto. Il tutto gestito dall’Unione dei Comuni Montani del Casentino, di cui – piccolo dettaglio – il sindaco di Poppi è anche presidente. Una situazione talmente surreale che nemmeno la neve riesce a coprirla.
La consigliera Giovanna Tizzi chiede per il futuro più organizzazione e meno improvvisazione: la neve non è un alieno, arriva ogni anno, spesso senza nemmeno bussare. Prepararsi prima sarebbe meglio che chiudere dopo.
Nota di merito finale – quella sì meritata – agli operai comunali, che hanno lavorato sul territorio limitando i disagi. Talmente bene, dicono dall’opposizione, che le scuole avrebbero pure potuto riaprire.
Morale della favola: a Poppi la neve cade, le scuole chiudono e il buon senso… slitta.


